LA STORIA DELLA RENNA RUDOLPH

2009 dicembre 15

CONOSCEVATE LA STORIA DELLA RENNA RUDOLPH, FIDA COMPAGNA DI BABBO NATALE NELLE NOTTI BUIE DI NATALE ?

      • La renna Rudolph
        
Rudolph era una piccola renna del Polo Nord. Era una renna piuttosto particolare perché il suo naso non un normale naso da renna nero e umidiccio, ma era un enorme naso rosso luccicante come una lampadina.
Per colpa di questo nasone incredibile, tutte le sue compagne non facevano che prender in giro il povero Rudolph.
La mamma e il papà lo consolavano, ma tutto era inutile: Rudolph si disperava, piangeva e preferiva starsene in disparte, piuttosto che essere deriso.
        In una fredda e nebbiosa sera di Vigilia , Babbo Natale era molto preoccupato: non sapeva proprio che pesci pigliare in quanto c’era una nebbia così densa che non si vedeva ad un palmo dal naso.
        “Povero me – si disperava Babbo Natale – come farò a portare i regali ai bimbi che mi stanno aspettando? Che tristezza! ”
        Pensieroso Babbo Natale guardò le sue renne, che lo stavano a guardare tristi e mogie e ……. Lo sguardo gli cadde su Rudolph, il cui naso per la tristezza luccicava più del solito.

        All’improvviso Babbo Natale si mise a cantare e a ballare come un matto, tanto che le renne pensarono che gli fosse andato di volta il cervello.
        Babbo Natale aveva avuto un’idea fantastica:
“Rudolph, piccolo mio, tu stanotte guiderai la mia slitta…… Il tuo nasone rosso ci illuminerà la strada come un faro nella notte! ”
        Rudolph non sapeva cosa rispondere, temeva di non essere in grado di condurre la slitta in giro per il Mondo. A questo punto le compagne di Rudolph si accorsero di essere state un po’ sciocche e iniziarono a incoraggiarlo, con applausi e salti.
        E così anche quel Natale tutti i bambini ebbero i loro giocattoli e da allora Rudolph, grazie al suo naso speciale, guida la slitta di Babbo Natale


  • DOVEROSA SMENTITA SU ‘DANZA LENTA’

    2009 dicembre 15
    di brunella

    …mi spiace molto di tutta questa evidente …bufala. L’unica cosa a mia disolpa e’ che non ho pubblicato l’appello che seguiva alla poesia, cioe’ la richiesta di spedirla in giro ed anche la richiesta di versamenti….
    Ceerto che e’ ben triste doversi guardare da tutto, diffidare anche di cose che sembrano genuine.
    Mi spiace e chiedo scusa al Dr. A. Cicognani che, a quanto ho letto, viene bombardato da email tutti i giorni a causa di questa che e’ piu’ una richiesta di soldi che una testimonianza di una bimba come …pare molta gente ha creduto.
    D’altra parte la poesia, chiunque l’abbia scritta e’ veramente splendida e toccante… e’ ignobile che ne abbia fatto un uso truffaldino!

    Dal sito antibufala di Paolo Attivissimo

    Torna la “danza lenta” con un nuovo garante 1.5.07 Permalink
    La danza lenta e il professore di pediatria

    Devo tornare a parlare di una bufala già discussa tempo addietro, perché ha ripreso a circolare grazie all’involontaria spintarella di un garante involontario apparentemente autorevole.

    La bufala in questione è quella della “danza lenta”, già discussa a suo tempo, che inizia con una struggente poesia:
    Questa poesia è stata scritta da una adolescente malata terminale di cancro. E’ stata spedita da un medico. Accertati di leggere anche ciò che c´è scritto nelle frasi finali dopo la poesia.

    DANZA LENTA

    Hai mai guardato I bambini in un girotondo?
    O ascoltato il rumore della pioggia quando cade a terra?
    O seguito mai lo svolazzare irregolare di una farfalla?
    O osservato il sole allo svanire della notte?
    Faresti meglio a rallentare.
    Non danzare cosi veloce.
    Il tempo è breve.
    La musica non durerà…

    Al termine della poesia c’è questo invito:
    Vi prego spedite questa email a tutti quelli che conoscete… è la richiesta di una ragazzina speciale che presto lascerà questo mondo a causa del cancro… Se spedisci questa email al maggior numero di persone possibili, potrai dare a lei ed alla sua famiglia una piccola speranza, perché per ogni nome a cui verrà inviata, The American Cancer Society donerà 1 cent per pagare le sue cure e il piano di guarigione.
    L’invito è in realtà una bufala, perché l’American Cancer Society non fa lotterie di questo genere (se non si dovessero raccogliere abbastanza soldi, la ragazzina che fa? Viene lasciata a morire?), e il garante apparente, il professor Alessandro Cicognani, direttore dell’Unità Operativa di Pediatria dell’Università degli Studi di Bologna, Policlinico S. Orsola-Malpighi, è rimasto coinvolto del tutto involontariamente nella storia.

    Contattato telefonicamente, ha chiarito che ha semplicemente ricevuto l’appello e l’ha inoltrato ad alcuni amici perché gli era piaciuta la poesia. Purtroppo, come capita spesso in questi casi, gli amici hanno visto in fondo al messaggio gli estremi del professore e li hanno ritenuti una forma di autenticazione dell’appello e l’hanno inoltrato ai loro amici, e così via.

    Il risultato è che il professor Cicognani (citato con il suo permesso) è “perseguitato” da questa storia e riceve una trentina di e-mail tutti i giorni oltre a numerose telefonate di richiesta di chiarimenti. A nulla sono valse, finora, le richieste di bloccare la circolazione dell’appello con gli estremi del professore. La speranza è che la citazione nelDisinformatico contribuisca a frenare la nuova circolazione di quest’appello e dia un po’ di sollievo al professore.
    Etichette: antibufala

    La mia casa tra stelle e cielo

    2009 settembre 20

    E’ troppo bella Lisa, con il tuo permesso (dato per acquisito) l’ho copiata sul mio blog
    la tua sensibilità è veramente gradevole e avvolge come un manto di magia. Grazie Lisa per tutto questo, è un grande dono.
    brunella
    Dal blog: poesilandia.wordpress.com

    donna-luna

    La mia casa tra stelle e cielo
    … una lunga scala… si deve salire in alto… sino alla fine… c’è un abbaino lassù… dove sembra si tocchi il cielo con un dito…
    Un abbaino particolare… tra stelle e cielo… dove ti accolgono sempre una luce accesa… dalla vecchia lampada poggiata sullo scrittoio in un angolo…
    Fogli bianchi aspettano che tu scriva, con la penna poggiata di fianco…
    La poltroncina è comoda, fatta apposta per pensare… per leggere o rileggere… le stelle curiose ti stanno a guardare…
    La luna aiuta la lampada a rischiararti la notte… le note languide di un sassofono in sottofondo…
    Ecco il posto ideale per me, dei comodi divani, due poltrone accanto…
    L’odore della città sale fin quassù, sente il miagolare dei gatti, il dolce mormorio del vento che solleva la tenda, l’aria entra e ti porta il sapore del mare non lontano…
    E’ un mondo fatato, dove regna la serenità… di un lavoro svolto, di una giornata terminata, dove puoi dedicarti a te stessa… solo a te…
    Dove gli amici sono ben accetti… a portare le loro testimonianze, a parlare d’emozioni, sensazioni… di aprire il loro cuore, di scrivere, di leggere.
    Sono saliti le scale per arrivare sin qui. Le lunghe scale della conoscenza… si salgono molto lentamente.
    E lentamente si acquisisce la consapevolezza dell’amicizia, seppur virtuale.
    E nel mio abbaino si parla, si parla per ore… si ascolta… si racconta…
    Resto qui, ad ascoltare… le voci… il vento… e quest’abbaino pieno di polvere dei tempi… e tu… ascolta… la polvere racconta… tu ascolta …la polvere…

    una serena fine settimana cari amici e viandanti, con sorriso, Lisa

    The Honest Scrap Award.

    2009 settembre 8

    E’ incredibile!
    Entrando nel mio angolo, trovato questo messaggio;

    sono venuta nel tuo universo per consegnarti il premio The Honest Scrap Award.

    FANTASTICO MERAVIGLIOSO … premio The Honest Scrap Award!
    La responsabile di tale operato è : http://poesilandia.wordpress.com/

    Carissima Lisa, ti ringrazio per il premio ambitissimo, che mi ha fatto molto piacere.
    Scrivo per la terza volta, almeno ci provo, le mie 10 qualità e/o difetti:

    1) decisamente troppo sentimentale, romantica e sognatrice

    2) vedo la vita come in un film a lieto fine, distorcendo la realta’ (me lo disse uno psicologo tempo fa)

    3) amo l’amicizia specie con le donne, per poter parlare dei nostri problemi della nostra vita e dei nostri sogni,
    mi attacco molto alle amicizie e poi rimango male se ci sono inconprensioni

    4) amo la natura, guardare il rosso di un tramonto mentre il sole sprofonda nel mare, l’azzurro terso del cielo di montagna e tutto quanto di bello ci circonda

    5) odio i litigi, non li sopporto, penso che una pacata conversazione possa portare a migliori risultati

    6) ho un carattere forte ( da leader dice mio marito), e quindi è difficile a volte discutere con me,
    ma se gli argomenti sono buoni e ragionevoli mi convinco facilmente

    7) sono permalosa, mi adombro, ma poi mi passa presto

    8) mi piace divertirmi, stare in mezzo alla gente ed avere un sacco di amici

    9) soffro di sensi di colpa, non mi sento mai a posto, non mi sembra di fare mai abbastanza

    10) odio la prepotenza, la maleducazione ed il non rispetto del prossimo e la mancanza di educazione civica, odio le guerre, non riesco a capire perche’ le persone non possano mettersi d’accordo senza ammazzarsi continuamente.

    ed eccomi ai link ad alcuni blog, ancora non ne conosco molti, ma se cerchiamo tutte assieme di fare gruppo…come si dice, l’unione fa la forza

    http://conunpocodizucchero.wordpress.com/

    http://brunellaclementel.wordpress.com/

    http://chinonrisica.wordpress.com/

    http://www.irish-coffee.net/

    http://donnaemadre.wordpress.com/

    http://vagabondiamo.wordpress.com/

    http://poesilandia.wordpress.com/

    Un bacione….fammi avere le tue impressioni !!!!

    Meno tasse alle donne?

    2009 agosto 17

    Meno tasse alle donne?

    In un articolo del 18 aprile 2007, peraltro molto attuale, il Financial Times riprende un documento pubblicato dalla Harvard University in cui Alberto Alesina e Andrea Ichino, docenti di economia rispettivamente a Bologna e ad Harvard, spiegano che ridurre le tasse per le donne potrebbe ridurre le sproporzioni fiscali e di conseguenza far aumentare la partecipazione delle donne alla forza lavoro, compensando il carico della maternità che le donne devono sopportare, spesso penalizzante per la loro carriera.
    Tale proposta è in linea con gli obiettivi comunitari dell’Agenda di Lisbona per l’occupazione femminile, in particolare nel Sud dell’Europa dove le donne tendono a stare più in casa. Ridurre il costo del lavoro per le donne sarebbe il miglior modo di realizzare questi obiettivi.

    Tassare meno le donne ridurebbe il loro salario lordo e aumenterebbe il loro salario netto rendendo relativamente meno costoso il loro reclutamento (e la discriminazione diventerebbe più costosa). Uno stipendio netto più elevato consentirebbe alle donne di comprare a prezzi di mercato servizi di assistenza per i figli senza che questa misura abbia l’effetto di discriminare tra donne con o senza figli, effetto che invece si realizza con un sussidio ad esempio agli asili nido.

    Questo trattamento differenziato sarebbe discriminatorio? La risposta degli autori è negativa: essi considerano che non ci sia niente di più ipocrita che un trattamento paritario quando esistono altre condizioni discriminatorie come un diverso trattamento nel mercato del lavoro o l’asimmetria nel carico del lavoro domestico. Gli autori concludono ricordando che anche gli uomini, che spesso condividono il loro stipendio con una donna, si avvantaggerebbero dalla misura.

    Cosa ne pensi? Scrivici la tua opinione.

    RULLO DI TAMBURI… ODORE DI SANGUE

    2009 agosto 9

    Era una splendida notte africana, miliardi di stelle tappezzavano il cielo con la splendida costellazione della Croce del Sud che campeggiava quasi ad oscurare tutte le altre con la sua bellezza….
    Profumo d’Africa, quel profumo che ti entra nel cervello e non lo lascia piu’ ovunque tu vada per il resto della tua vita… chiudi un attimo gli occhi e pensi intensamente e lo senti nelle narici !

    Era la meta’ del 1966 ero a Kainji, nell’ovest della Nigeria, ero con i miei genitori ed avevo con me la mia bimba di 6 mesi…
    Eravamo in giardino (era stato costruito un villaggio per gli “expatriates”, così venivamo chiamati noi “non indigeni” che eravamo lì per la costruzione di una delle dighe in terra piu’ grandi del mondo.

    Era un mercoledì sera verso le 9…il buio nero africano illuminato dalle stelle… era la serata in cui al Club inglese giocavano a Bingo, quella sera… non ricordo perchè… non andammo come usavamo fare di solito.
    Uscimmo in giardino richiamati dal suono incessante di tamburi che proveniva dal villaggio vicino ….una festa al villaggio…. pensammo….

    Ando’ avanti tutta la notte… sapevamo che quando c’era qualche festeggiamento si poteva protrarre tutta la notte…quindi non ci demmo pensiero!

    Al mattino Renato prese la sua jeep… il suo driver non venne a prenderlo… un silenzio innaturale regnava nel nostro villaggio…
    …Il giardiniere non venne…
    il boy che aiutava in casa nemmeno… della bambinaia nemmeno l’ombra…
    cominciammo a preoccuparci… lo stesso succedeva tutto intorno a noi… nelle altre case… nelle altre famiglie…

    …Alcune ore dopo ricevemmo una telefonata che… con voce concitata… ci disse:
    “Non uscite di casa…. c’è un eccidio… si stanno ammazzando tutti… ieri notte era la preparazione all’assalto ed in mattinata si sono scatenati… la strada costellata di morti… un’impiccato sul ponte che bisognava attraversare per andare in cantiere… altri uccisi con colpi di machete… sembra l’apocalisse… appena posso torno a casa e decidiamo cosa fare !!!”.

    Non c’era molto da fare… Kainji è in una posizione particolare… in mezzo alla Nigeria… foresta da tutte le parti… venne stabilito un quartier generale nel circolo degli italiani…ogni nazionalità aveva il suo circolo o club dove ci si riuniva per stare un po’ insieme….in quel frangente i circoli vennero adibiti a rifugi pattugliati…
    Venne deciso di abbandonare le case… La ragione era semplice: gli Ibo che erano stati attaccati brutalmente… erano quelli che lavorano presso noi “expatriate”… molti come boy tuttofare… come giadinieri… come drivers… cuochi… oltre ad altri lavori negli uffici etc.
    … ebbene dove potevano queste persone cercare riparo ?
    …ovviamente presso le persone che li conoscevano e presso le quali si recavano ogni giorno per lavorare, quindi da noi bianchi.

    …La cosa era oltremodo pericolosa perchè se si dava asilo a chiunque fosse lontanamente un IBO… si riconoscevano dalla marche tribali…gli Ibo non le avevano, mentre gli Hausa sì… si rischiava di venire ammazzati assieme a loro… come successe a Lagos con due coniugi inglesi….
    …D’altra parte come resistere di fronte ad una persona diventata grigio cenere per il terrore e che ti chiede in ginocchio in nome di Dio… un Dio qualunque… di nascondere lui e la sua famiglia altrimenti sarebbero stati massacrati senza pieta’ …
    …Quale cuore di pietra avrebbe potuto resistere e sbatterla fuori, magari una persona che hai visto tutti i giorni, con cui a volte hai riso e scherzato…

    Venne quindi presa la decisione da parte della Direzione del Cantiere di far abbandonare le case, cosa che facemmo per tre giorni e tre notti, accampandoci al circolo italiano…

    La mia piccola bimba era nel suo carry-coat o porte-enfants, ignara di tutto…
    Dormimmo molto poco quelle tre notti, anche perchè c’erano solo sedie ed alcune sdraio… ma il sonno comunque non sarebbe venuto sapendo che in giro stava succedendo la fine del mondo….gente impazzita… si diceva che prima delle battaglie si drogassero con noci di cola o altri allucinogeni…
    …persone che fino al giorno prima era del tutto normale… il giorno dopo a causa di un qualche ordine impartito dall’alto… da quale pulpito non è dato sapere… si trovavano a girare come ossessi con il machete in mano ad uccidere qualsiasi IBO trovassero….
    …era molto pericoloso non avere le marche tribali Hausa (due strisce parallele sulle guance)… e molti Ibo, ma soprattutto Yoruba che non avevano le loro… se le facevano fare… ma certo per farle cicatrizzare non ci voleva poco, per cui dovevano stare almeno un mese intanati chissà dove…anche in mezzo al bush…

    Venimmo poi a sapere che dietro al circolo dove eravamo asserragliati noi italiani erano nascosti un centinaio di IBO… certo se li avessero scoperti, non sarei qui a ricordare !
    In quei giorni e quelle notti insonni si discusse molto sul come fuggire, come aprirsi un varco nella foresta verso il Ghana (lo stato piu’ vicino) usando gli haulpack e i caterpillar con jeep di uomini armati a chiusura della spedizione… ma eravamo talmente pochi e la foresta troppo insidiosa.

    In quell’occasione l’Orgoglio Italiano, di cui vado ancora fiera, si fece vedere in tutta la sua generosita’.
    Gruppi di uomini, a turno, uscivano con la jeep, nonostante la mattanza, per raccogliere i feriti e portarli all’Ospedale che veniva poi pattugliato.
    Una credenza dei nativi era che se ferisci una persona con un colpo di machete e non muore, non puoi finirla perchè gli spiriti maligni entrerebbero in te…
    Così riuscirono… almeno temporaneamente… a salvarne parecchi, continuarono così tutti i tre giorni e le tre notti, incuranti del pericolo. Non mi risulta che inglesi, francesi o tedeschi si siano mossi con lo stesso scopo.

    Solo dopo alcuni giorni, nonostante i ripetuti appelli… arrivo’ la Polizia… sembrava quasi avesse obbedito ad un ordine superiore: “lasciate che si annientino…. poi intervenite !!!”

    La cosa non finì lì…molte altre cose sono ancora nel mio cuore e nella mia mente, incancellabili….

    L’Africa è bella, affascinante, struggente e spesso… anche spietata !!!

    Era scoppiata proprio a Kainji, l’avvisaglia della guerra civile fra le due etnie, gli Hausa e gli Ibo, quella che passa col nome di “Guerra del Biafra” e che duro’ per molto altro tempo.
    I motivi? Mah, chi dice religiosi, chi a causa del petrolio, che la imputa alla ricerca dell’indipendenza del Biafra…
    Gli Ibo erano e sono una popolazione radicata piu’ nel delta e nel sud del Paese che non nel nord o nell’ovest e, come tutte le popolazioni che vivono in prossimità di porti, a causa dei maggiori e continui contatti con le civilta’ anche straniere erano piu’ eruditi, avevano i posti di comando, mentre gli Hausa vivevano di pastorizia e coltivazione di arachidi.
    Gli Ibo, per la maggior parte cristiani, gli Hausa di religione mussulmana.
    Oltre a queste due etnie c’e’ anche quella degli Yoruba, decisamente in minoranza ma comunque coinvolti, loro malgrado, nell’eccidio.

    Ebbene, quanto sopra è successo nell’estate del 1966, è di questi giorni la notizia di un’ennesimo eccidio avvenuto nella stessa area del Nord Nigeria…dove ho vissuto parecchi anni, sembra che a Maiduguri ci siano stati 600 morti…ricordo benissimo pero’ che le notizie… filtrate per i giornali stranieri… danno numeri notevolmente inferiori alla realta’….
    Sembra, purtroppo, che non esista modo per evitare che l’uomo continui ad uccidere il fratello per futili ed inesistenti motivi, se non la ricerca della supremazia, vuoi religiosa, vuoi economica ???

    I COLORI DELLA VITA

    2009 agosto 6

    I COLORI DELLA VITA

    Bianco è il colore della vita quando apri gli occhi teneri
    Bianco come un telo di lino su cui con una piuma di
    Bianco cigno scriverai lo scorrere della tua vita

    Rosa come le visioni di una bimba è l’infanzia
    Rosa i tuoi sogni
    Rosa le bambole che ti aiutano a sognare

    Verde come acerbo è il tuo crescere
    Verde come le speranze
    Verde come i tuoi occhi che guardano, curiosi, il futuro

    Rosso è il colore della maturità,
    Rosso come la fatica di perseguire i tuoi obiettivi
    Rosso come il dolore e la gioia di partorire
    Rosso come la gioia di guardare un tramonto

    Argento come la Pace che ti accoglierà quando il tuo telo di lino sara’ arrivato all’ultima parola
    Argento come la Pace che forse non hai trovato in questo mondo
    Argento come luminoso sarà l’Angelo che ti prenderà per mano e ti guiderà nell’azzurro del Cielo

    PACE

    Religione e povertà: causa di matrimoni precoci

    2009 agosto 6

    DONNE-ZIMBABWE: Religione e povertà causa di matrimoni precoci
    di Phyllis Kachere

    HARARE, 10 aprile 2009 (IPS) – Mentre ogni mattina le sue coetanee si preparano per andare a scuola, Matipedza (non è il suo vero nome), 14 anni, del distretto di Marange nel Manicaland, prepara la colazione per il marito, di 67 anni.

    Anche se il matrimonio non è celebrato formalmente, è riconosciuto come norma, e la giovane è destinata a lavorare in casa e ad avere presto dei figli.

    “Non posso andare contro [il volere dei] miei, e lasciare mio marito per andare a scuola. E poi, se lo lascio, dove andrei? I miei genitori non mi accoglierebbero certo a braccia aperte”, spiega Matipedza.

    Il suo caso non è il solo: migliaia di bambine della provincia orientale di Manicaland vivono un simile calvario: la loro educazione si interrompe a causa del matrimonio precoce, spesso poligamo.

    La maggior parte delle giovani in età scolare di Marange, alcune addirittura di dieci anni, sono state sposate dalla chiesa apostolica di Johanne Marange, che professa la poligamia. Quasi tutti i matrimoni vengono organizzati tra uomini adulti, spesso anziani, e giovani minorenni.

    Nonostante la recente Legge contro la violenza domestica che vieta il matrimonio con i minori – l’età del consenso sessuale in Zimabwe è 16 anni – è difficile fermare queste pratiche, visto il carattere riservatissimo delle attività della setta.

    Nei casi di matrimonio precoce, le giovani sono più esposte a rischi di complicazioni durante il parto, e persino alla morte, ha rivelato un recente studio dell’Ong di Harare Donne e diritti in Africa australe (WLSA, dall’acronimo inglese).

    Dallo studio de WLSA è poi emerso che queste giovani sono più soggette ai tumori dell’utero, e a traumi psicologici per le tensioni sociali derivanti dal far parte di un matrimonio poligamo.

    I risultati del rapporto hanno costretto le autorità dello Zimbabwe ad impegnarsi per mettere fine alla pratica, che ha costretto migliaia di ragazze dei distretti di Marange, Odzi e Buhera, nel Manicaland, ad abbandonare la scuola.

    Secondo le ultime statistiche disponibili del ministero di Educazione, Sport e Cultura, su 10mila giovani iscritte al primo anno scolastico nel distretto di Marange nel 2000, solo un terzo ha completato il quarto anno di istruzione di base nel 2003.

    “La grande maggioranza di chi abbandona la scuola lo fa per sposarsi, mentre solo una minima parte lascia per l’impossibilità di pagare l’iscrizione e le tasse scolastiche”, ha dichiarato un alto funzionario del distretto, che ha chiesto di rimanere anonimo.

    In gran parte, le giovani abbandonano la scuola a luglio, mese della Pasqua per la Chiesa apostolica Johanne Marange: un’occasione di festività religiosa per celebrare il matrimonio.

    Gideon Mombeshora, membro della setta, ha spiegato che quasi tutti gli uomini della chiesa preferiscono sposare giovani minorenni perché è più facile controllarle. “La maggioranza vuole sposare una donna docile. Più giovane è la moglie, più è facile per l’uomo dominarla”, osserva.

    “Anche se il matrimonio tra adulti anziani e ragazze minorenni non è previsto dallo statuto della chiesa, si tratta di una pratica profondamente radicata nel nostro sistema di credenze”, ha spiegato Mombeshora.

    Il matrimonio precoce è un male sociale che minaccia ogni tentativo del governo di raggiungimento dell’educazione primaria universale, uno degli Obiettivi di sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite: e soprattutto per le bambine, che continuano ad abbandonare gli studi, ha segnalato l’ex senatrice Sheila Mahere.

    Questa pratica “mette a rischio lo sviluppo economico nazionale, visto che bambine brillanti e intelligenti sono costrette a lasciare la scuola per diventare manodopera a basso costo per la casa”, sostiene Mahere. “Quasi tutte diventano lavoratrici agricole nei terreni dei loro mariti”.

    L’Unione per lo sviluppo delle Chiese apostoliche dello Zimbabwe, che riunisce 160 sette apostoliche del paese, cerca di mettere in guardia i leader della chiesa sui pericoli del matrimonio precoce, ma questa posizione si scontra con una fortissima resistenza a livello locale.

    “La polizia continua a chiudere un occhio di fronte a questi crimini”, spiega il responsabile di programma dell’Unione Edson Tsvakai. “A volte denunciamo alcuni dei nostri membri alla polizia, ma di rado le accuse vengono prese seriamente, in parte perché alcuni leader della setta hanno stretti legami con le autorità”.

    Nel 2007, l’organizzazione non governativa di Harare Girl Child Network riuscì a salvare una bambina di 11 anni che era stata data in moglie ad un uomo di 44, a Buhara. L’uomo fu condannato a sei mesi di carcere. Ma poco dopo, le autorità sospesero la sentenza, e la bambina fu costretta a rifugiarsi in un posto sicuro, poiché l’uomo continuava a pretendere di tenerla come moglie.

    Caroline Nyamayemombe, funzionaria del fondo Onu per la popolazione (Unfpa) ad Harare, ha confermato che secondo i suoi studi, le gravidanze di adolescenti sono in aumento in Zimbabwe, e una delle cause principali di mortalità materna.

    “Le giovani vengono date in moglie a uomini spesso più anziani del loro stesso padre, e questo scenario ha contribuito moltissimo al problema delle complicazioni durante la gravidanza. Queste pratiche nocive dilagano in alcuni distretti del paese”, ha segnalato.

    È la povertà, oltre alla religione, a spiegare il fenomeno: l’80 per cento delle adolescenti incinte provengono da famiglie povere, secondo i dati dell’Unfpa.

    “Le adolescenti incinte hanno più probabilità di abbandonare la scuola, compromettendo così la loro futura capacità di guadagno e quindi la possibilità di uscire dalla povertà”, ha aggiunto Nyamayemombe.

    Donne e pantaloni

    2009 agosto 5

    Sudan, rischia condanna a 40 frustate perché indossava i pantaloni

    KHARTOUM – E’ stato rinviato al 4 agosto il processo alla giornalista sudanese Lubna Ahmad Hussein che rischia 40 frustate per aver indossato i pantaloni, tenuta considerata “indecente” secondo i canoni islamici e che tre settimane fa è costata una pena analoga ad altre dieci donne vestite allo stesso modo che si trovavano con lei in un locale a Khartoum.

    “Le autorità mi hanno detto che devo comparire davanti al giudice” – ha annunciato ieri la giornalista che scrive per il giornale di sinistra Al-Sahafa e lavora per la missione delle Nazioni Unite in Sudan (Unmis).
    “E’ importante che la gente sappia quello che accade”, ha aggiunto la donna chiedendo ai colleghi di essere presenti quando sarà frustata. “Mi daranno 40 frustate e mi imporranno una multa di 250 sterline sudanesi”, circa 80 euro, ha aggiunto.

    Stamani la corte l’ha convocata per chiederle se intendeva avvalersi dell’immunità o rinunciarvi e andare a processo. La giornalista ha detto di voler dare le dimissioni da funzionaria dell’Onu, rinunciare quindi all’immunità ed essere processata: l’udienza è stata fissata al 4 agosto.

    La giornalista era stata fermata dalla polizia il 3 luglio mentre si trovava al ristorante insieme ad altre donne perché indossavano i pantaloni.
    Dieci di loro erano state convocate dalla polizia due giorni più tardi e ciascuna di loro aveva ricevuto dieci frustate. Lei e altre due sono state segnalate alla magistratura per essere processate.
    In vista dell’applicazione della sentenza, la giornalista sudanese ha distribuito 500 inviti a suoi colleghi e politici del paese affinché assistano di persona alla fustigazione.

    Rinviato il processo della giornalista Lubna Ahmad Hussein che ha rinunciato all’immunità
    Fermata con altre donne in un locale. Ha chiesto ai colleghi di assistere alla fustigazione
    .

    (29 luglio 2009) Articoli dagli esteri

    Il Miracolo del Cieco

    2009 luglio 23

    Il MIRACOLO DEL CIECO
    ovvero: Potenza del Marketing e Messaggi Pubblicitari”

    Un giorno, un non vedente era seduto sul gradino di un marciapiede con
    un cappello ai suoi piedi e un pezzo di cartone con su scritto:

    «Sono cieco, aiutatemi per favore»

    Un pubblicitario che passava di lì si fermò e notò che vi erano solo
    alcuni centesimi nel cappello. Si chinò e versò della moneta, poi,
    senza chiedere il permesso al cieco, prese il cartone, lo girò e vi
    scrisse sopra un’altra frase.

    Al pomeriggio, il pubblicitario ripassò dal cieco e notò che il suo
    cappello era pieno di monete e di banconote.

    Il non vedente riconobbe il passo dell’uomo e gli domandò se era stato
    lui che aveva scritto sul suo pezzo di cartone e soprattutto che cosa
    vi avesse annotato.

    Il pubblicitario rispose: ‘Nulla che non sia vero, ho solamente
    iscritto la tua frase in un altro modo’.

    Sorrise e se ne andò.

    Il non vedente non seppe mai che sul suo pezzo di cartone vi era
    scritto:

    “Oggi è primavera e io non posso vederla”.

    Morale.
    Cambia la tua strategia quando le cose non vanno molto bene e vedrai
    che poi andrà meglio.
    cieco, non vedente,

    IL FAMILISMO ITALIANO

    2009 luglio 21

    IL FAMILISMO ITALIANO

    Il tanto decantato “ammortizzatore sociale” rappresentato, in Italia, dalla famiglia (tanto decantato dagli organi governativi impegnati a favorire i potentati economici più che ad aiutare i lavoratori), supplisce egregiamente all’assenza dello Stato, ma produce o meglio accentua, tanti problemi tipici italiani
    Doversi rifugiare nell’ambito familiare come ultima spiaggia quando si è alle strette, poter contare solo sui parenti, e sulla rete dei familiari ed amici, rafforza sempre di più l’attaccamento alla propria famiglia e, contemporaneamente, accresce il distacco dalle responsabilità sociali.
    Il massimo della solidarietà tra i membri della famiglia e del gruppo di appartenenza, coincide con il massimo del rifiuto della società civile.
    Il fenomeno mafioso rappresenta la massima forma di realizzazione di questa condizione,
    ma non da meno lo sono le degenerazioni rappresentate da corporazioni, albi professionali, ordini, caste chiuse che condizionano la nostra società.

    Ma quale è la situazione della donna in questa famiglia?
    Dalla notte dei tempi (…ma quanto tempo fa?) la donna era proprietà del padre, prima, e del marito, poi: non apparteneva che in minima parte a se stessa.
    Fino a poco tempo addietro, la donna non aveva diritti civili: in Italia ha avuto il diritto al voto una sessantina di anni fa (2 giugno 1946); in Italia lo stupro non era considerato offesa alla persona, ma reato alla morale.
    Più recentemente, e più subdolamente, la donna è stata idealizzata come “madre” o “angelo della casa”, in alternativa, “oggetto di desiderio sessuale”.
    Fin dalla nascita la donna è soggetta a questi condizionamenti ancora esercitati, almeno su alcune parti del territorio, all’interno della famiglia, a partire dalla madre stessa, dal padre, dai parenti e dai coetanei (vedi la distinzione dei ruoli di gioco tra bambole e pistole).
    Non deve, quindi, sorprendere che una buona parte delle donne non si sentano “mentalmente” libere, ma abbiano interiorizzato i ruoli imposti dalle relazioni familiari e le modalità di relazionarsi con gli uomini. Molte donne si sono purtroppo totalmente identificate in questi atteggiamenti e comportamenti, tanto da essere le prime a voler mantenere lo “status quo”.
    La parità dei diritti, che sulla carta è stata conquistata dalla donna, ad oggi rimane irraggiungibile finché “solidarietà e responsabilità sociali” non prevarranno sul “familismo”.

    Essere se stessi

    2009 luglio 21

    Trust yourself.
    Think for yourself.
    Act for yourself.
    Speak for yourself.
    Be yourself.
    Imitation is suicide.

    by Marva Collins

    Abbi fiducia in Te stessa
    Pensa per Te stessa
    Agisci per Te stessa
    Parla per Te stessa
    Sii Te stessa
    Imitare è suicidarsi

    di Marva Collins

    VIOLENZA DI GENERE…NON SOLO VERSO LE DONNE ???

    2009 maggio 21
    Violenza di genere: un’altra statistica americana conferma: la più violenta è lei.

    Un lettore dei miei post sulla violenza di genere, principalmente verso le donne, mi ha inviato questo link, nel quale si parla anche e soprattutto della “Violenza delle donne”.

    Allego il link, in modo che chi voglia documentarsi meglio su questo argomento possa accedere al blog, tutto contro la violenza femminile!

    http://violenza-donne.blogspot.com/

    Tagesmutter – Casa Bimbo

    2009 maggio 10

    Tagesmutter – Casa Bimbo

    Nell’ambito della ricerca che sto facendo per poter focalizzare nuove possibilità di occupazione per le donne che non l’abbiano piu’ o che debbano reinserirsi nel mondo del lavoro, non trascurando pero’ anche le giovani, magari diplomate o laureate e che ancora non riescono a inseririrsi nel mondo del lavoro, sono venuta a conoscenza di questa “realta’” che si chiama “Tagesmutter” (perchè nasce in alto Adige) o “Casabimbo”.

    Riporto la loro presentazione ed il link al sito per una migliore conoscenza di chi fosse interessato ad avere un contatto per iniziare una nuova attività.
    Forniscono infatti il know-how per poter costituire altri centri simili, in collaborazione con la Società di Consulenza Open.
    E’ una realtà ormai consolidata che puo’ interessare anche Comuni, Enti e Province, oltre che Industrie.

    Sottilineo comunque che non è necessario partire “in grande”. Le cooperative si possono costituire a partire anche con solo 3 persone.
    Oppure prendendo spunto da questa esperienza perchè non farlo anche da sole, partendo con una ditta individuale, se non trovate subito altre “amiche” cui possa piacere quest’idea. Secondo me …arriveranno presto!

    Leggete …è molto interessante.

    http://brunellaclementel.wordpress.com/2009/05/10/tagesmutter-casa-bimbo/

    LA FATA – una favoletta per sorridere

    2009 maggio 7

    La Fata

    Una coppia sta festeggiando le nozze d’argento e contemporaneamente anche i 60 anni di vita. Durante la festa appare una fata che dice alla coppia: “come premio per i 25 anni di fedeltà vi concedo un desiderio a testa”.

    La moglie entusiasta esclama “voglio fare un viaggio attorno al mondo con mio marito”

    … subito dopo la fata, dato un tocco con la bacchetta magica, fa apparire i biglietti aerei e i voucher per gli alberghi.

    Il marito ci pensa un attimo poi rivolto alla moglie: “questa situazione è molto romantica, ma questa chance c’è solo una volta nella vita, quindi scusami cara, ma il mio desiderio è questo: avere una moglie di 30 anni più giovane”.

    La moglie rimane scioccata, ma un desiderio e’ un desiderio, e quindi La Fata lo accontenta:
    dà un colpo di bacchetta e zac! L’uomo diventa un novantenne!

    MORALE: gli uomini sono bastardi, ma le fate sono femmine

    DANZA LENTA – poesia di un’adolescente malata terminale

    2009 aprile 26

    Alessandro Cicognani, il direttore del dipartimento di pediatria del Sant’ Orsola ha fatto circolare questa poesia che è stata scritta da una adolescente malata terminale di cancro. La poesia dice abbastanza. La pubblico così come me l’hanno inviata…. E’ stata spedita da un medico.

    DANZA LENTA

    Hai mai guardato i bambini in un girotondo ?

    O ascoltato il rumore della pioggia

    quando cade a terra?

    O seguito mai lo svolazzare

    irregolare di una farfalla ?

    O osservato il sole allo

    svanire della notte?

    Faresti meglio a rallentare.

    Non danzare così veloce.

    Il tempo è breve.

    La musica non durerà.

    Percorri ogni giorno in volo ?

    Quando dici “Come stai?”

    ascolti la risposta?

    Quando la giornata è finita

    ti stendi sul tuo letto

    con centinaia di questioni successive

    che ti passano per la testa ?

    Faresti meglio a rallentare.

    Non danzare così veloce

    Il tempo è breve.

    La musica non durerà.

    Hai mai detto a tuo figlio,

    “lo faremo domani?”

    senza notare nella fretta,

    il suo dispiacere ?

    Mai perso il contatto,

    con una buona amicizia

    che poi finita perché

    tu non avevi mai avuto tempo

    di chiamare e dire “Ciao” ?

    Faresti meglio a rallentare.

    Non danzare così veloce

    Il tempo è breve.

    La musica non durerà.

    Quando corri cosi veloce

    per giungere da qualche parte

    ti perdi la metà del piacere di andarci.

    Quando ti preoccupi e corri tutto

    il giorno, come un regalo mai aperto . . .

    gettato via.

    La vita non è una corsa.

    Prendila piano.

    Ascolta la musica.

    Una mamma che lavora

    2009 aprile 21

    Ricevo un post sul mio sito di facebook, che riporto perchè è di una serietà molto attuale

    “cara brunella
    io, come tante, sono una mamma che lavora, e mi domando
    cosa si stia facendo per questa categoria..
    sicuramente tanti passi indietro…nessuna miglioria.
    I nidi comunali/ statali non coprono gli orari lavorativi che ormai sono sempre piu’ flessibili, coprendo le 12 ore della giornata con turni o simili.
    Io ho pagato l’inverosimile per nidi privati, mi conveniva piu’ stare a casa, ma per non perdere il lavoro si fa questo e altro, specie oggi, all’arrivo della seconda bimba ho dovuto chiedere un part-time (che come tu ben saprai, significa, fine speranze di avanzamento nel mondo del lavoro).
    Non parliamo di materne, elementari e medie in cui gli orari, non sono per nulla flessibili.
    Gli orari di lavoro e le vacanze stabilite dalle scuole prevedono un numero superiore di ore e giorni di ferie rispetto a quello di qualsiasi contratto nazionale…
    Insomma si parla tanto di aiuto alle famiglie, che l’italia ha il minor numero di nascite, ma la vogliamo smettere di parlare parlare a vuoto in questo paese…grazie”

    Arriva una «scatola rosa» per le donne al volante

    2009 aprile 5

    Dal “Sole 24Ore” del 5 aprile 2009….una bella notizia? o un’ulteriore discriminazione?
    Attendo commenti

    Arriva una «scatola rosa» per le donne al volante
    scatola-rosa2

    Arriva una scatola rosa per le donne al volante. Si tratta di un dispositivo satellitare che si applica su qualsiasi automobile e garantisce un pronto soccorso in caso di incidente, un servizio personalizzato di assistenza stradale e un sos di emergenza a tutela della sicurezza personale. In caso di aggressione la guidatrice può chiedere soccorso immediato premendo un pulsante in auto o usando un telecomando attivabile nei pressi dell’auto. Tramite il sistema satellitare la centrale può immediatamente localizzare il veicolo e fornire alle Forze dell’ordine le indicazioni o, in caso di incidente, richiedere l’intervento meccanico o il soccorso sanitario. L’iniziativa è stata presentata a Milano dalla Fondazione Ania per la sicurezza stradale, dal ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna e dal sindaco di Milano Letizia Moratti. «Questa iniziativa di sistema – ha spiegato Mara Carfagna – vuol mostrare che lo Stato e le istituzioni son accanto alle donne e le vogliono liberare dalle loro paure».

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    scatola-rosa

    Già nelle prossime settimane mille automobiliste del capoluogo lombardo, scelte tra le residenti nei quartieri più a rischio di aggressione, vedranno istallati gratuitamente a bordo delle proprie vetture questi speciali trasmettitori gps, con un canone di 3 anni finanziato dalla Fondazione Ania. «Il progetto – ha commentato Letizia Moratti – si inquadra nel percorso più ampio che il Comune di Milano sta attuando per prevenire e contrastare gli episodi di violenza contro le donne. Con il ministero ci impegneremo a individuare le beneficiarie di questo primo test pilota. Noi pensiamo in primo luogo alle lavoratrici in orari notturni». (N.Co.)

    un libro da leggere: La Violenza di genere su donne e minori…..

    2009 aprile 5
    di brunella

    La violenza di genere su donne e minori. Un’introduzione
    Autori e curatori: Patrizia Romito
    Collana: Politiche e servizi sociali
    Argomenti: Infanzia, adolescenza – Donne, politiche di genere – Studi di genere
    Livello: Studi, ricerche
    Dati: pp. 128, 1a ristampa 2007, 2a edizione 2001 (Cod.1130.83)

    Presentazione del volume:
    Il libro offre un’introduzione alle violenze di genere su donne e bambine/i, alle loro conseguenze e alle misure atte a contrastarle, con una prospettiva internazionale e multidisciplinare: vengono discussi i risultati delle ricerche più recenti e affrontate alcune delle controversie nel campo della violenza.

    Il volume è quindi uno strumento di informazione o di aggiornamento per quei professionisti – medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali, magistrati, amministratori, operatrici delle Case e dei Centri anti-violenza – che lavorano in contatto con donne e minori che sono o sono stati vittime di violenze. La bibliografia aggiornata e l’attenzione critica ai metodi di ricerca lo rendono particolarmente utile a un pubblico di studenti e studentesse nel campo della salute fisica e psicologica, del lavoro sociale e di comunità. Scritto in uno stile semplice e chiaro, è accessibile a chi, pur non essendo uno specialista, voglia informarsi e riflettere sul tema.

    Patrizia Romito è ricercatrice presso la facoltà di Psicologia di Trieste. Insegna Metodologia della ricerca a Psicologia e Psicologia di comunità presso il corso di laurea in Servizio sociale; tiene anche un corso sulla violenza alle donne presso la Scuola di specializzazione in Psicologia del ciclo di vita. Ha fatto ricerca ed insegnato in Europa, Sud America, Stati Uniti e Canada sui temi della salute fisica e mentale delle donne, della maternità e della violenza. Oltre a numerosi articoli, ha pubblicato Lavoro e salute in gravidanza. Come la società si prende cura delle donne incinte (Angeli, 1990) e La depressione dopo il parto (Il Mulino, 1992). Coordina numerosi progetti di ricerca internazionali e collabora ad altri sui temi delle salute e del lavoro delle donne, delle violenze maschili su donne e minori e delle risposte sociali in proposito.

    Indice:
    La violenza sessuale: le parole per dirla e i metodi per studiarla
    La violenza sessuale

    (Stupro e aggressioni sessuali; La violenza su bambine e bambini; La reazione sociale alla violenza sessuale; Le leggi sulla violenza sessuale in Italia; Il ruolo della pornografia; La violenza contro le donne sul luogo di lavoro: le molestie sessuali)
    La violenza domestica
    (Cos’è la violenza domestica; Il coinvolgimento dei figli; Le violenze in gravidanza; Le violenze dopo la separazione; Ma perché non lo lascia? Psicologia femminile e risposta delle istituzioni; La forza delle donne; Gli strumenti legislativi per contrastare i maltrattamenti domestici; Una controversia: le donne sono altrettanto violente dei loro mariti?)
    I costi della violenza maschile
    (I costi economici e sociali; Le conseguenze della violenza sul benessere delle donne; Il ciclo della violenza; La storia di Maria)
    Gli uomini: resistenza e cambiamento

    (I programmi per partner violenti; Resistenze e cambiamento; Una nota di ottimismo)
    Cosa si sta facendo: misure per contrastare la violenza maschile
    (Centri anti-violenza; Case delle donne e Rifugi; Collaborazione tra Case delle donne e diverse agenzie; I progetti di uscita dalla prostituzione; Le iniziative che riguardano le forze dell’ordine).

    Legge contro la violenza di genere

    2009 aprile 5

    La “legge integrale contro la violenza di genere”, adottata all’unanimità dai deputati spagnoli nel dicembre 2004, e entrata in vigore un mese più tardi, suscita l’invidia delle femministe di tutta Europa. La legge aumenta le pene per lesioni e maltrattamenti da due a cinque anni e garantisce una maggiore protezione e aiuti per le donne vittime di maltrattamenti.

    Introduce, e questo è un fatto nuovo in Europa, il diritto al sussidio di disoccupazione nel caso in cui la donna debba licenziarsi in seguito alla situazione di violenza domestica; stabilisce il diritto ad una assistenza sociale integrata che comprende servizi di supporto, emergenza e recupero, compreso il servizio di avvocatura a spese dello Stato. Di rilevante c’è anche la punibilità della minaccia, da sei mesi ad un anno di carcere, insieme alla sospensione – minimo cinque anni – della patria potestà in casi gravi.
    Un successo dovuto prima di tutto al movimento femminista spagnolo: “Da quattro o cinque anni, grazie a Internet, le associazioni femministe si sono costituite in rete per coordinare le loro strategie” spiega Montserrat Boix, della piattaforma Mujeres en Red (Donne in Rosso), di Madrid. Le basi della legge attuale sono state gettate da Maria Duran, una figura molto importante in questa battaglia, membro di una rete europea di giuriste. Forte è stata anche l’azione delle giornaliste che si sono servite della complicità dei media riuscendo a fare passare gli uxoricidi dai “fatti di cronaca” alla rubrica “società” ed infine in quella “politica”.

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    Conferenza organizzata a Cordoba
    Montserrat Boix spiega che quando però Zapatero, appena eletto, ha ricevuto la delegazione delle associazioni femministe e ha aperto la riunione dicendo: “Bene, siamo qui per discutere della futura legge contro la violenza verso le donne…” noi abbiamo rettificato in coro: ” No: contro la violenza di genere!” Gli abbiamo spiegato che l’uso di questo termine è essenziale, che è lo stesso usato dalle istituzioni internazionali…E lo abbiamo convinto». Il voto della legge, il sostegno alle vittime affermato in modo forte e chiaro dal nuovo governo (la cui vice presidente e portavoce, Maria Teresa Fernandez de la Vega, viene dal movimento femminista), possono far sperare in un cambiamento di mentalità in un paese dove, secondo un istituto di ricerca spagnolo, nel 2002 più di due milioni di donne hanno subìto violenza fisica e psicologica da parte dei propri partner, e stando alle fonti del potere giudiziario tra il 2002 e il 2003 131 donne sono state assassinate per mano di un familiare, principalmente il marito, con un aumento del 59% rispetto ai dodici mesi precedenti. Nel 97% dei casi le vittime di abusi non hanno sporto denuncia, soprattutto perché non protette.

    I numeri che riguardano questo fenomeno sono in tutta Europa spaventosi. E crescono a mano a mano che cresce il coraggio delle donne.
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    La violenza maschile è diversa rispetto al passato, è più feroce perché spesso è subdola. Nelle classi più alte si giunge ad un mobbing che si nutre di ricatti e minacce, spesso di togliere l’affidamento dei figli o di negare il pagamento degli alimenti.

    Il fenomeno è crescente anche in Italia dove non esiste una legge che porti un nome specifico, ma ciò non significa che non ci siano strumenti legislativi. Tutto sta nell’interpretazione delle norme, che deve essere fantasiosa e adeguarsi al caso specifico. Spesso però il giudice istruttore è costretto a delegare tutto alla polizia giudiziaria. E i tempi della giustizia sono biblici.

    Il diritto ad una vita dignitosa

    2009 febbraio 20
    dal sito di Antonio Di Pietro

    Per la vita e contro la tortura di Stato

    eluana_englaro.jpg

    Domani, sabato 21 febbraio alle 15, saremo in Piazza Farnese a Roma per la manifestazione, promossa da Micromega, ‘Per la vita e contro la tortura di Stato’.

    L’Italia dei Valori ritorna in piazza e lo fa senza bandiere, né simbolo di partito perché questa è una battaglia che non ha colore e perché mai come in questo momento è necessario fare squadra. Su questo tema non deve esistere distinzione tra cattolici e laici: il diritto ad una vita dignitosa appartiene a tutti, così come il diritto ad avere una morte dignitosa. Non siamo solo noi a dirlo (perché sarebbe poca cosa), ma in modo più solenne lo hanno già affermato Paolo VI e Giovanni Paolo II.

    Provo ancora vergogna per la brutta pagina scritta da molti politici su questa materia proprio negli ultimi giorni di vita di Eluana Englaro. E’ stato uno spettacolo poco edificante che ha offeso tutti i cittadini e, in primis, proprio Eluana e le tante persone che oggi sono nella sua stessa situazione. Anche noi domani porteremo in quella piazza la nostra testimonianza, anche noi vogliamo continuare a batterci e a lottare.

    Vogliamo una legge sul testamento biologico che rispetti la libertà di coscienza e, nel caso questo non accadesse, proporremo un referendum dando ai cittadini la possibilità di scegliere.

    L’appuntamento è per domani alle 15 a Roma.

    So che non so …

    2009 gennaio 31

    So che non so quel che non so;

    invidio coloro che sapranno di più, ma so che anch’essi come me, avranno da misurare, pesare,

    dedurre e diffidare delle deduzioni ottenute,

    stabilire nell’errore qual è la parte del vero

    e tener conto nel vero dell’eterna presenza di falso.

    (Marguerite  Yourcenar, L’Opera al nero)

    La Storia si ripete e non insegna

    2009 febbraio 3
    LA STORIA SI RIPETE E NON INSEGNA
    E’ la storia che perseguita le donne, le bambine, le adolescenti.
    Noi terra dell’Illuminismo vediamo nel 1473, una “bambina” di 10 anni data in isposa a Girolamo Riario, Signore prima della città di Imola e poi di quella di Forlì. Data in sposa al posto della cugina
    Costanza Fogliani, all’epoca undicenne, la quale, secondo alcune fonti storiche, venne rifiutata dallo sposo perché la madre della fanciulla pretendeva che la consumazione del matrimonio avvenisse solo al compimento dell’età legale della figlia, che allora era di quattordici anni, mentre per Caterina, nonostante al momento avesse solo dieci anni, nessuno ostacolò le pretese dello sposo…
    come vedi la storia non insegna niente…continua ripertersi sotto tutte le bandiere…

    A lei è dedicata una ballata del XVI secolo, attribuita a Marsilio Compagnon, che così comincia:

    250px-caterina_sforza

    Ascolta questa sconsolata
    Catherina da Forlivo
    Ch’io ho gran guerra nel confino
    Senza aiuto abbandonata
    Io non veggo alcun signore
    Che a cavallo monti armato
    E poi mostri il suo vigore
    Per difendere il mio stato
    Tutto il mondo è spaventato
    Quando senton criar Franza
    E d’Italia la possanza
    Par che sia profundata
    ‘Scolta questa sconsolata
    Catherina da Forlivo…

    Trento, minorenni accusati di stupro

    2009 febbraio 5

    Vittima del branco una ragazza 14enne

    come si fa veramente ad accettare ed a leggere di un simile crimine contro l’umanità…si…contro l’umanità… perchè la donna,

    fino a prova contaria,  fa parte dell’umanità:

    Ne è anzi uno dei pilastri, dato che è la donna che mette la mondo i figli…che poi si comportano cosi’…no questo è un paradosso che non mi sento di accettare. Il ragazzo di 17 anni …capobranco…con quale faccia avrà fatto ritorno a casa?

    come quando hai “bigiato la scuola” per andare a vedere un film…o fare una passeggiata nei boschi come facevamo noi alla loro età…

    Quello che hanno fatto è un crimine contro l’umanità…contro un proprio simile, piu’ debole in quel momento perchè tu lo avevi fatto indebolire, obnubliare con l’alcool…

    … No non accetto scusanti… questi ragazzi vanno puniti severamente …va fatto capire loro cosa di terribile hanno fatto…

    Come se l’avessero fatta alla loro madri la violenza…

    La violenza contro la donna ha radici profonde, radice che riportano alla luce la figura del maschio conquistatore…

    ma che cosa dovevano conquistare dei ragazzini di Trento…  e dico di Tento con rammarico… perchè la ritenevo una città scevra da atti inqui come questo appena succeso, o per lo meno appena confessato.

    Non vorrei che il mantenere un certo status sociale abbia contribuito a far sì che questo episodio scaturisse dai piu’ infimi e bassi isitnti del “Maschio” con la M maiuscola…mi auguro che i “ragazzi” che per me piu’ non lo sono si trascinino dietro per il resto della loro vita e nel loro profondo questa ferita che hanno inflitto ad una loro compagna, magari fiduciosa perchè li conosceva e che si e’ avventurata in una cosa piu’ grande di lei.

    Un appello hai genitori di questi ragazzi o ragazzini come ancora li chiamano oggi, proprio perchè hanno compiuto un’azione degna dei peggiori stupratori…non date loro il vostro perdono facilmente, non fate che si sentano protetti …dal papà o dalla mamma…perchè loro sono qualcuno, se volete recuperarli ad un pò di dignità personale, fate loro chiedere scusa e fate che si pentano e che paghino per queto atto aberrante, non degno di un essere umano.

    Quello che hano commesso resterà indelebilmente impresso nell’amino della povera fanciulla che ha “subito”.

    Credo che niente la potrà riportare ad un essere tranquillo, positivo e guardante verso il futuro con speranza….temo che questo episodio le abbia tarpato le ali, ma mi auguro che la sua famiglia sappia circondarla di affetto e che riesca…non certo a farle dimenticare quando le è accaduto, ma per lo meno a rendere la cosa meno vivida nella sua mente….tanto tanto amore ci ovrrà…e tanta tanta pazienza.

    Auguri, ragazzina tutte le donne ti sono vicine

    2009 febbraio 5

    Cose che accadono da sempre e di cui ora forse si assume una maggiore consapevolezza.

    Quello che colpisce più di tutto è il feroce modo di piegare la volontà di ragazzine bisognose di affetto e attenzioni, che forse, in alcuni ambienti, sono state educate a subire violenze morali, psicologiche che le hanno rese insicure e più vulnerabili a ricatti, pressioni, stupri.

    Ma in molti altri casi sono ragazzine normali, cui piace stare in compagnia di amiche e amici,  curiose delle cose della vita, che vogliono studiare, conoscere, tornare a casa da scuola serenamente, imparare a vivere una vita che le porterà a essere “donne”.

    Ed ecco qui che salta fuori “il lupo”, o meglio “i lupi”, ragazzini con cui fino al giorno prima avevi scherzato, giocato, ti eri passata i compiti.

    Non sempre. Non in ogni luogo. Solo per chi ha deciso di diventare qualcos’altro.

    Che sia il  bere a scatenare questo cambiamento negli amici chefanno in fretta a diventare “branco”.

    Ma la cosa più importante da domandarci adesso è:

    Cosa starà facendo questa ragazzina dopo aver denunciato? Può ancora uscire senza essere molestata? Può sperare di non essere giudicata? Dovrà essere lei a vergognarsi mentre i suoi baldi stupratori cammineranno lungo le vie principali della città scambiando con altri amici i particolari di quella “prodezza”?

    Come vivrà questa ragazza? Perché è di lei che ci si deve preoccupare, perché non si senta in difetto, perché non porti addosso una croce che altri si sentono in dovere di metterle, perché si senta in diritto di pretendere un’altra vita fatta di relazioni in cui l’abuso non deve essere mai considerato.

    Ci auguriamo che ci saranno  sempre più genitori che decidano di non minimizzare e tacere di fronte alle responsabilità dei propri figli. Solo così capiraà che può riprendenre la propria vita e cercare di allontanare dal suo subconscio le cose terribili che ha vissuto.

    Auguri cara ex quattordicenne diventata ora “grande” a forza, tieni duro e racconta la tua verità…ci saranno orecchie che ti ascolteranno.

    BEVO …QUINDI SONO

    2009 febbraio 5

    mi rifaccio al post della stupro della ragazzini da 14 anni di Trento, fatta bere perchè non si accorgesse di quanto stava per accadere

    …questi potrebbero essere i versi giusti:

    Bevo a una casa distrutta,
    alla nostra vita sciagurata,
    a solitudini vissute in tanti
    e bevo anche a te:
    all’inganno di labbra che ti tradirono,
    al morto gelo dei tuoi occhi,

    ad un mondo crudele e rozzo,
    ad un Dio che non ci ha salvato.

    Kadjia: una tredicenne coraggiosa

    2009 febbraio 6

    Riporto il post di chinonrisica

    Kadja ha tredici anni. Per la legge italiana e totalmente incapace. Non può compiere atti che le vengano imputati, nemmeno penalmente.  E’ una bambina. Ma ha un marito trentacinquenne che la reclama e che, in Italia, sarebbe sottoposto a processo penale per violenza sessuale.

    Del matrimonio di Kadja sono responsabili i genitori che il Corriere della Sera definisce bene integrati ,con un appartamento dignitoso e lavori in regola.

    Solo in apparenza, però, perchè non deve essere sfuggito ai due sciagurati, che nel Paese che li accoglie, le bambine vanno a scuola, studiano e ,più spesso dei loro compagni maschi, si diplomano e si laureano. Ambiscono, le donne, ad un’esistenza  libera e dignitosa, che lasci spazio al lavoro e alla famiglia, che consenta di accedere ad una maternità consapevole e ad una sessualità serena.

    Non so che ne sarà di Kadjia, ma se si invoca lo status di rifugiato politico per un assassino come Battisti non credo si potrà rispedire la bimba in una famiglia che ha dato prova di inadeguatezza! Come abbiamo ricordato in tante sul blog, la Spagna accorderebbe a Kadija l’asilo politico in virtù delle persecuzioni di genere.

    Staremo a vedere se sarà più forte la tutela pelosa di una tradizione orribile o il senso di giustizia e di umanità che rende raccapricciante affidare una bimba ad un bruto con pretese da marito.

    Saturna Englaro, mamma di Eluana

    2009 febbraio 9

    eluana englaro -e-mamma saturna

    Ecco Eluana Englaro con la mamma Saturna  (da una foto riportata su Il Giornale del 9 febbraio 2009)

    Stralcio di un’intervista del giornalista Cristiano Gatti da un suo colloquio con il Padre di Eluana

    …Dov’è la madre? Perché parla solo il padre? Alle giuste domande di queste ore, la prima risposta sembra elementare: la madre non c’è, la madre non parla, perché a sua volta è molto malata. Ma è una spiegazione troppo semplice. In realtà, la mamma … s’è fermata là, a quella notte, quando la sua creatura, la sua stessa vita, hanno smesso di sorriderle…..

    Le parlava, l’accarezzava, le sorrideva. Le portava peluche e fotografie. Le comprava biancheria e abiti di pregio, perché diceva che Eluana, già bella, doveva essere bellissima anche mentre dormiva. «Per nessun altro al mondo Eluana è quello che è per me», diceva. Questa madre mutilata aveva deciso di continuare la «simbiosi», una cosa sola con la sua creatura, delegando al marito il compito di combattere, fuori, la battaglia contro i sondini. Lei rinchiusa nel bozzolo del dolore, lui in trincea.

    continua il padre:… «Già un paio d’anni dopo l’incidente a Eluana -  comparve un tumore al seno. Così, assieme alla battaglia per nostra figlia, ci trovammo a combattere anche questa. All’inizio ci sembrò di farcela. Ma nel 2002 ecco un’altra mazzata, una recidiva. Nuova operazione, nuova paura. E adesso ancora, un altro intervento, perché sono sorte complicazioni alla colonna vertebrale…».


    C.Gatti: …mi fu chiaro il dettaglio più straziante dell’intera parabola: la povera madre, colpita dal male, non poteva neanche soffrire per se stessa, per il proprio futuro, presa com’era dall’angoscia inenarrabile per un altro futuro, quello di una figlia che aveva bisogno delle sue carezze, ma che lei non sapeva fino a quando avrebbe potuto accarezzare. Mi rimbombava opprimente e pietosa la domanda che già milioni di volte, certissimamente, aveva avvelenato l’esistenza di quella povera donna: come farà Eluana senza di me? Chi le darà carezze di mamma?

    Ora sappiamo com’è andata. Come sta finendo. Mentre il papà combatte l’ultima battaglia, giusta o sbagliata che sia, la mamma sta malissimo. ….«Saturna si consumò come una candela, fin dal primo giorno, in attesa di un qualunque segno della sua Eluana. Ogni ora, ogni gesto erano riservati ad Eluana. Ma non entrarono più in contatto. Fu e rimase per lei un dolore acuto, insostenibile e inconsolabile. Un saccheggio dell’anima, cui non fu mai più possibile rimediare».

    Restai di sasso.  Ma come, provai a dire, anche la sua signora sta così male? Beppino mi disse una frase che da allora non ho più scordato: «Se vuole immaginarsi l’inferno su questa terra, pensi a noi».
    Poi, con calma, senza un solo aggettivo strappalacrime, usando parole essenziali e ruvide come la pietra della sua Carnia, mi svelò i risvolti umani, privati, intimi di quello che già allora era un grande caso politico. Un mezzo sorriso amaro, ricordò le dannate coincidenze della sua disgrazia: «La notte tra il 17 e il 18 gennaio 1992, quando Eluana volò fuori strada, io e mia moglie eravamo in settimana bianca in Val Pusteria. Era la prima volta che Eluana non veniva. Avevamo deciso di andarci dopo tanti ripensamenti. S’immagini: avevamo preso persino la Y10, la «baracchina», come la chiamava Eluana, per lasciarle la mia Bmw, così che lei si muovesse eventualmente più sicura… Niente. L’incidente successe di venerdì sera, tardi, ma i suoi amici riuscirono a raggiungerci soltanto il sabato mattina…  Posso dirlo: in quelle cinque ore di viaggio, mia moglie ha cominciato a morire…». Dov’è la mamma di Eluana? Perché non parla? Perché si sente e si vede sempre il papà? Alle domande di questo periodo, umane e legittime, io trovai risposta quel giorno…

    Beppino continuò senza tacere e senza enfatizzare nulla. Raccontò con tenerezza di come la sua prima vita – così la definì – si fosse snodata nel modo più bello. L’incontro negli anni Settanta, a Basilea, dov’era per lavoro, con una studentessa di Urbino dal nome strano, Saturna. E poi il matrimonio in Italia, la decisione di far nascere la bimba fuori Milano, nel verde di Lecco. «Eluana arrivò nel 1970: fino a quella notte del 1992, mi creda, lei e sua madre sono vissute in perfetta simbiosi».

    Ricordo che mi riuscì di pronunciare solo parole vuote e insulse, qualcosa del tipo: «Chissà quanto ha sofferto, dopo quella notte, sua moglie…». Beppino Englaro non aveva dimenticato nulla, neppure un giorno, del calvario familiare: «Per due anni, Saturna ha fatto la spola con l’ospedale di Sondrio, dove inizialmente avevano ricoverato Eluana. Quindi, quando la nostra piccola è tornata qui a Lecco, combinazione nell’istituto di suore dov’era nata, sua madre ha passato tutti i giorni allo stesso modo».


    Eluana Englaro, addio angelo bello…

    2009 febbraio 9

    A questo punto sappiamo perchè non si parla mai della mamma di Eluana!

    Perchè anche lei sta combattendo contro un male che sembra non perdonarla….e il padre?

    Il padre si trova ad aver perso una figlia 17 anni e due anni dopo questo terribile “vuoto” ecco che anche la tanto amata moglie, si ammalata di un male che sembra tuttora infierire su una persona che già tanto ha patito nel corpo e nello spirito…
    Con tutto cio’ ci si incattivisce a voler punire  una famiglia che già ha sofferto oltre ogni ragionevole misura dell’umano soffrire.

    Eluana aveva manifestato il suo desiderio di non continuare una vita in condizioni vegetative…e chi siamo noi per dubitare di questo suo desiderio? Soprattutto dopo ches ono state persorse tutte le strade percorribili e dopo che la sentenza della Corte Costituzionale  ha passato in giudicato la sentenza per sui si puo’ procedere alla sospensione degli atti che tengono in fase vegetativa Eluana, che ormai è diventata la sorella di tutti noi.

    Certo difficile è dire cosa sia giusto e cosa non lo sia, la Scienza stessa non ha certezze, e non è senza strazio interiore che io dico: Salutiamo Eluana, come Lei avrebbe voluto, lasciamola volare come un angelo e ricordiamola bella come è sempre stata.

    Salutiamola  con tutto il dolore e l’angoscia che questo atto porta con se,

    facciamo sentire il nostro affetto,  la nostra vicinanza e la nostra solidarietà a Saturna e Beppino Englaro, lasciamo che abbiano una tomba dove andare a pregare e deporre i loro fiori, che ne sono certa, non mancheranno mai di portare, come faranno molte altre persone.

    Una preghiera si innalzi verso il Cielo, da tutti noi, credenti e non,  per accompagnare Eluana, che tanto ha sofferto, senza rendersene conto.

    Addio Eluana, con il tutto il mio affetto di mamma.


    Carlo Vulpio.it > PRIMO PIANO > Via di qui. Cattivi magistrati e cattivi giornalisti.

    2009 febbraio 15

    Da “http://www.carlovulpio.it/”>
    Via di qui. Cattivi magistrati e cattivi giornalisti. 10/12/2008 Blog
    Carlo Vulpio

    Firma la petizione

    Avevo fatto una battuta: avevo detto: i giornalisti, a differenza dei magistrati, non possono essere trasferiti. Avrei fatto meglio a stare zitto. Da lì a poco sarei stato “trasferito” anch’io.
    E’ stato la sera del 3 dicembre, dopo che sul mio giornale era uscito un mio servizio da Catanzaro sulle perquisizioni e i sequestri ordinati dalla procura di Salerno nei confronti di otto magistrati calabresi e di altri politici e imprenditori.
    Come sempre, non solo durante questa inchiesta, ma perché questo è il mio modo di lavorare, avevo “fatto i nomi”. E cioè, non avevo omesso di scrivere i nomi di chi compariva negli atti giudiziari (il decreto di perquisizione dei magistrati di Salerno, che trovate su questo blog in versione integrale) non più coperti da segreto istruttorio. Tutto qui. Nomi noti, per lo più. Accompagnati però da qualche “new entry”: per esempio, Nicola Mancino, vicepresidente del Csm, Mario Delli Priscoli, procuratore generale della Corte di Cassazione, Simone Luerti, presidente dell’Associazione nazionale magistrati.
    Con una telefonata, il giorno stesso dell’uscita del mio articolo, la sera del 3 dicembre appunto, invece di sostenermi nel continuare a lavorare sul “caso Catanzaro” (non chiamiamolo più “caso de Magistris”, per favore, altrimenti sembra che il problema sia l’ex pm calabrese e non ciò che stanno combinando a lui, a noi, alla giustizia e alla società italiana), invece di farmi continuare a lavorare – dicevo –, come sarebbe stato giusto e naturale, sono stato sollevato dall’incarico.
    Esonerato. Rimosso. Congedato. Trasferito.
    Con una telefonata, il mio direttore, Paolo Mieli, ha dichiarato concluso il mio viaggio fra Catanzaro e Salerno, Potenza e San Marino, Roma e Lamezia Terme. Un viaggio cominciato il 27 febbraio 2007, quando scoppiò “Toghe Lucane” (la terza inchiesta di de Magistris, con “Poseidone” e “Why Not”). Un viaggio che mi fece subito capire che da quel momento in poi nulla sarebbe stato più come prima all’interno della magistratura e in Italia.
    Tanto è vero che successivamente ho avvertito la necessità di scrivere un libro (“Roba Nostra”, Il Saggiatore), che, dicevo mentre lo consegnavo alle stampe, “è un libro al futuro”. Una battuta anche questa, certo, perché come si fa a prevedere il futuro? In un libro, poi, che si occupa di incroci pericolosi tra politica, giustizia e affari sporchi…  Ma si vede che negli ultimi tempi le battute mi riescono piuttosto bene, visto che anche questa, come quella sul “trasferimento” dei giornalisti, si è avverata.
    Avevo detto – e lo racconto in “Roba Nostra” – che in Basilicata l’anno scorso è stato avviato un esperimento, che, se nessuno fosse intervenuto, sarebbe stato riprodotto da qualche altra parte in maniera più ampia e più disastrosa.
    E’ accaduto che mentre la procura di Catanzaro (c’era ancora de Magistris) stava indagando su un bel numero di magistrati lucani, di Potenza e di Matera, la procura di Matera (gli indagati) si è messa a indagare sugli indagatori (de Magistris). Come? Surrettiziamente. E cioè? Si è inventato il reato di “associazione a delinquere finalizzato alla diffamazione a mezzo stampa” e ha messo sotto controllo i telefoni di cinque giornalisti (me compreso) e un ufficiale dei carabinieri (quello delegato da de Magistris per le indagini sui magistrati lucani). Così facendo, i magistrati indagati hanno potuto conoscere cosa si dicevano gli indagatori (de Magistris e l’ufficiale delegato a indagare).
    Avvertivo: guardate che così va a finire male.
    Chiedevo: caro Csm, caro Capo dello Stato, intervenite subito.
    Niente. Nemmeno una parola, un singulto, un cenno. Nemmeno quando era chiaro a tutti che quei magistrati lucani, al di là di ogni altra considerazione, vedevano ormai compromessa la loro terzietà. Un magistrato – si dice sempre, e a ragione -, come la moglie di Cesare, deve non soltanto “essere”, ma anche “apparire” imparziale, terzo, non sospettabile di alcunché. Per i magistrati lucani, invece, non è così. Nonostante siano parti in causa, essi continuano a indagare sugli indagatori, chiedono e ottengono proroghe di indagini (siamo alla quarta) perché, dicono, il reato che si sono inventati, l’associazione a delinquere finalizzata alla diffamazione a mezzo stampa, è complicatissimo. E rimangono al proprio posto nonostante le associazioni regionali degli avvocati ne chiedano il trasferimento, per consentire un funzionamento appena credibile della giustizia.
    Niente. Si è lasciato incancrenire il problema ed ecco replicato l’esperimento a Catanzaro. La “guerra” fra procure non è altro che la riproduzione di quel corto circuito messo in atto da indagati che indagano sui loro indagatori, affinché, rovesciato il tavolo e saltate per aria le carte, non si sappia più chi ha torto e chi ha ragione perché, appunto, “c’è la guerra”. E dopo la “guerra”, ecco la “tregua” o, se preferite, “l’armistizio” (così, banalmente ma non meno consapevolmente, tutti i giornali, salvo rarissime eccezioni di singoli commentatori).
    Guerra e tregua. E’ questo il titolo dell’ultima, penosa sceneggiata italiana su una vicenda, scrivo in “Roba Nostra”, che è la “nuova Tangentopoli” italiana. Quando, sei mesi fa, è uscito il libro, qualcuno mi ha chiesto se non esagerassi. Adesso, l’ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, dichiara: “Ciò che sta accadendo oggi è peggio di Tangentopoli”. E Primo Greganti, uno che se ne intende, ammette anche lui, che “sì, oggi è peggio di Tangentopoli”.
    Infine, una curiosità, o una coincidenza, o un suggerimento per una puntata al gioco del Lotto, fate voi.
    Mi hanno rimosso dal servizio che stavo seguendo a Catanzaro il 3 dicembre 2008. Esattamente un anno prima, il 3 dicembre 2007, Letizia Vacca, membro del Csm, anticipava “urbi et orbi” la decisione che poi il Csm avrebbe preso su Clementina Forleo e Luigi de Magistris. “Sono due cattivi magistrati, due figure negative”, disse la Vacca. E Forleo e de Magistris sono stati trasferiti. Per me, più modestamente, è bastata una telefonata. Ma diceva più o meno la stessa cosa. Diceva che sono un cattivo giornalista.
    Carlo Vulpio

    Usa/ E’ morta Atkins, la seguace di Manson che uccise Sharon Tate

    2009 settembre 30

    Continuo un po’ a raccontare questa storia che ha agghiacciato il mondo nel lontano 1969. Pochi forse lo ricorderanno.
    Consiglio di leggere il libro “A sangue freddo” di Truman Capote, un resoconto dell’orribile tragedia.

    Susan Atkins, che chiamerei viso d’angelo” e’ colei che, del gruppo, materialmente trucido’ Sharon Tate.
    Un viso cosi’ dolce per una ferocia cosi’ sconfinata.

    20:16 – ESTERI- 25 SET 2009

    Susan Atkins - l'omicida di Sharon Tate

    Susan Atkins - l'omicida di Sharon Tate

    Usa/ E’ morta Atkins, la seguace di Manson che uccise Sharon Tate

    Aveva 61 anni, 40 passati in carcere, era malata terminale cancro
    Los Angeles, 25 set. (Ap) – Susan Atkins, una delle adepte della famiglia del satanista Charles Manson, la cui confessione dell’omicidio dell’attrice Sharon Tate, allora all’ottavo mese di gravidanza, nel 1969 scioccò il mondo e allo stesso tempo inchiodò i seguaci del culto del male. Atkins, 61 anni, è morta ieri sera tardi nell’ospedale di Chowchilla, dove si trovava dall’anno scorso. Il 2 settembre scorso una commissione ha respinto la scarcerazione per motivi umanitari della donna, che aveva un cancro al cervello allo stadio terminale che le era stato diagnosticato nel 2008. Aveva inoltre una gamba amputata e i dottori le davano pochi mesi di vita. E’ stata sottoposta a interventi chirurgici al cervello e negli ultimi mesi era paralizzata e aveva difficoltà a parlare. All’udienza del 2 settembre, quella che le tolse l’ultima chance di libertà, è intervenuta brevemente, recitando dei versetti religiosi con l’aiuto del marito, l’avvocato James Whitehouse. Esattamente un anno fa era stata trasferita nella casa di cura specializzata presso il California Central Women’s Facility di Chowchilla. Tate, che aveva 26 anni quando recitò nella “Valley of the Dolls” (La valle delle bambole, 1967) ed era la moglie del regista Roman Polanski, è una delle sette vittime uccise in due abitazioni a Los Angeles durante le folli pratiche sataniste della “Manson Family” nell’agosto 1969. Atkins è la prima delle persone condannate per quei fatti a morire. Manson e altri tre coinvolti negli omicidi – Patricia Krenwinkel, Leslie Van Houten e Charles “Tex” Watson – rimangono in carcere a vita. Secondo Thornton, Atkins è rimasta in prigione più a lungo di qualsiasi altra donna detenuta in California. Colpevole di aver accoltellato a morte Sharon Tate, Atkins confessò il suo reato in veste di testimone durante il processo, chiese più volte perdono per le sue azioni nel corso degli anni. Ma 40 anni dopo gli omicidi si era resa conto che pochi avevano dimenticato o l’avevano perdonata per quello che lei e altri membri della setta avevano commesso.

    charles manson
    charles manson B-A

    CHARLES MANSON
    Il capo della banda o “Famiglia” come chiamavano la setta era Charles Milles Manson (Cincinnati, 12 novembre 1934) un criminale e serial killer statunitense, famoso per essere stato il mandante di uno dei più efferati omicidi della storia degli Stati Uniti d’America. Ha avuto vari soprannomi, tra cui “Mr Satan” o “Satan Manson”, e la sua espressione “diabolica” nonché la sua crudeltà, hanno reso il suo nome comunemente associato alla personificazione del male. Accusato di satanismo, si autodefiniva il Gesù Cristo del XX secolo.

    MOLTO FORTE IL CONTENUTO DI QUANTO SEGUE, RECUPERATO DA RICERCHE SU INTERNET:
    Gli omicidi
    Il 9 agosto 1969 Manson pianificò e realizzò un’intrusione a Cielo Drive, un ricco quartiere di Los Angeles, con l’obiettivo di entrare nella villa di Jack Nicholson nella quale era ospite Roman Polanski e Sharon Tate, attrice e moglie del regista, incinta di 8 mesi, ed alcuni loro amici, tra cui Jay Sebring, parrucchiere dell’attrice, Abigail Folger, figlia dell’imprenditore del caffè “Folger”, Wojiciech Frykowski, il fidanzato di Abigail.
    Non è mai stato accertato se Charles aspettasse in auto o se rimase nel ranch dove risiedeva l’organizzazione; coloro che materialmente eseguirono gli ordini furono Charles “Tex” Watson (a cui Manson diede il comando della operazione stragista), Susan Atkins, Patricia Krenwinkel e Linda Kasabian. Questi si diressero verso la villa armati di coltelli, un revolver e un filo di nylon lungo 13 metri. Giunti sul posto, i quattro tagliarono i fili del telefono per impedire che venissero chiamate le forze dell’ordine una volta entrati. Ad eccezione di Linda Kasabian, che doveva coprir loro le spalle, gli altri tre scavalcarono la recinzione. Tuttavia vennero notati da un amico del guardiano della villa, Stephen Earl Parent, il quale venne ucciso immediatamente a colpi di revolver da Tex Watson.
    Entrati nella villa i membri della The Family non ebbero nessuna pietà. Il primo a morire fu il parrucchiere Sebring, che implorò di lasciar in vita Tate in quanto incinta, ma venne ferito con un colpo di revolver all’ascella e finito con una serie di coltellate. La successiva vittima fu Frykowski, che venne accoltellato da Susan Atkins. Stessa sorte anche per la Folger, accoltellata ripetutamente. L’ultima vittima fu Sharon Tate, a cui spettò la sorte peggiore. Infatti, venne prima picchiata a sangue, torturata con il filo di nylon e accoltellata 16 volte al petto.[senza fonte]
    Con uno straccio intriso del sangue dell’attrice, Susan Atkins scrisse sulla porta, da cui avevano fatto irruzione, “PIG” ovvero maiale in lingua inglese: maiale è anche il termine statunitense con cui ci si riferisce in tono spregiativo alla polizia e “Piggies” è il titolo di una canzone dei Beatles. Sullo specchio del bagno venne scritto Helter Skelter: l’espressione inglese “helter skelter” indica i grandi scivoli di forma elicoidale dei Luna Park, e fu interpretata da Manson come “arrivo del caos” e “fine del mondo”, anche questa è il titolo di una canzone dei Beatles. Non ci furono sopravvissuti al massacro, se non il regista stesso Roman Polanski, che era in realtà assente in quel periodo perché impegnato per motivi di lavoro in Inghilterra (aveva appena finito di girare Rosemary’s Baby).
    I massacri dell’organizzazione non si placarono, e il giorno seguente vennero uccisi l’imprenditore Leno LaBianca e sua moglie Rosemary: i due furono colpiti al petto con più di quaranta pugnalate a testa. Sulle pareti venne scritto “Death to pigs” col sangue delle vittime e sul frigorifero in cucina venne invece scritto, con una storpiatura grammaticale “Healter Skelter”. Il cadavere di Leno LaBianca fu ritrovato con una forchetta conficcata nello stomaco.
    Una ulteriore vittima di Manson fu un insegnante di musica, Gary Hinman, che qualche mese prima aveva dato ospitalità alla Family osando poi cacciarli. Anche lui venne accoltellato: sulla parete venne tracciata la scritta “Politician Pig”, ovvero “Porco politico”.
    L’ultimo omicidio attribuito a “The Family” fu quello di un membro stesso della setta, Donald Shea (soprannominato “Shorty”), colpevole di aver denunciato l’organizzazione e di aver sposato una donna nera. Venne brutalmente ucciso il 26 agosto 1969 e la sua salma venne tagliata in nove pezzi.
    L’attività criminosa della “Famiglia” continuò incontrastata per quasi due anni, fin quando l’avvocato Vincent Bugliosi, di origini italiane, riuscì a trovare dopo molte indagini le prove che incastravano Manson. Inoltre alcuni seguaci lo tradirono; testimone chiave nel processo fu Linda Kasabian, la ragazza che ricoprì il ruolo di “palo” la sera del 9 agosto 1969. Charles venne così arrestato per quello che venne ricordato come Il caso Tate-LaBianca e venne accusato di essere il mandante degli omicidi.

    QUESTA SI PUO’ CHIAMARE GIUSTIZIA

    2009 settembre 28

    Con tutto il rispetto che si puo’ aver per l’uomo che è stato colpito da un grande dramma familiare, al quale non so quanti sarebbero sopravvissuti in condizioni mentali equilibrate…
    Ricordate?
    Charles Manson il seguace di Satana con la sua “famiglia” (la banda si chiamava così) trucido’ la moglie, Sharon Tate, ed il figlioletto di sui era incinta di 8 mesi in uno dei loro raid di sangue.
    L’OMICIDIO SHARON TATE
    Il 9 agosto 1969 Manson pianificò e realizzò un’intrusione a Cielo Drive, un ricco quartiere di Los Angeles, con l’obiettivo di entrare nella villa di Roman Polanski dove Sharon Tate, attrice e moglie del regista, incinta di 8 mesi stava accogliendo alcuni ospiti, tra cui Jay Sebring, parrucchiere dell’attrice, Abigail Folger, figlia dell’imprenditore del caffè “Folger”, Wojiciech Frykowski, il fidanzato di Abigail.

    Facciamoci una domanda….in Italia, una persona che si è macchiata di uno stupro, 32 anni fa…sarebbe ancora perseguito????

    sharon tateSharon Tate con la maglietta del figlio mai nato!

    GIUSTIZIA
    Mandato di cattura internazionale per il regista, che 32 anni fa violentò una tredicenne. Poi fuggì e fu condannato. Battaglia sull’estradizione. La protesta del governo francese

    Polanski fermato in Svizzera
    per lo stupro del ‘77 negli Usa

    Roman Polanski
    Roman Polanski
    ZURIGO – Roman Polanski è stato arrestato dalla polizia in Svizzera, su mandato di cattura internazionale emesso delle autorità americane. Era approdato nella città elvetica per ritirare un premio alla carriera assegnato dal Festival del cinema di Zurigo, e che avrebbe dovuto ricevere stasera. Il regista, che è cittadino francese e da tempo vive a Parigi, fu condannato nel 1978 negli Stati Uniti per aver avuto rapporti sessuali con una tredicenne. Per questo era fuggito dagli Usa, e non vi aveva più messo piede.

    L’ufficio del Procuratore di Los Angeles aveva pianificato l’arresto del registra la scorsa settimana dopo aver appreso che Polanski sarebbe andato in Svizzera. Ora l’imputato è in attesa di estradizione. Ma i suoi legali sono pronti a dare battaglia: uno di loro, Georges Kiejman, ha spiegato a France Info che lo scopo è in primo luogo “revocare la misura dell’arresto a Zurigo”; ma che, per quanto riguarda l’estradizione, “non è molto chiara la convenzione tra Svizzera e Stati Uniti”.

    Polanski, come sanno tutti coloro che amano la settima arte, è autore di tanti film che hanno lasciato un segno nella storia del cinema. E ha ottenuto, nella sua lunga attività, tanti riconoscimenti importanti: dalla Palma d’oro per Il Pianista (2002) all’Oscar come migliore regista, l’anno successivo.

    Non solo un grande regista, però. Visto che parliamo anche di un personaggio dalla vita complessa, segnata da episodi tragici. A partire dall’Olocausto: ebreo di origini polacche, nato nel 1933 a Parigi, da bambino torna in Polonia, e viene rinchiuso nel ghetto. Riesce a fuggire, ma la madre muore nei campi di sterminio. Passano tanti anni, Polanski è già un regista di successo che vive negli Stati Uniti, quando avviene un altro evento traumatico: la morte della giovane moglie Sharon Tate, incinta all’ottavo mese, per mano di Charles Manson e della sua banda di esaltati. Ed è questa la vicenda che lo segna di più.

    Alcuni anni dopo, è lui invece a finire nel mirino della giustizia. Accusato di aver violentato nel 1977, nella casa di Jack Nicholson, una bambina di 13 anni. Di questo, negli ultimi anni, è tornata a parlare Samantha Geiger, la giovane stuprata da Polanski , che oggi è una donna sposata e vive nelle Isole Hawaii.
    In un’intervista alla rivista americana Vanity Fair, ha dichiarato di non serbare più rancore al regista. “Ho una vita felice e altrettanto auguro a Polanski “, ha detto.

    Lo stupro avvenne nell’estate 1977 , dopo che Polanski invitò la giovane per un servizio fotografico nella villa californiana di Nicholson, promettendole una carriera da modella. Condotto l’8 agosto 1977 davanti al giudice di Santa Monica, Lawrence Rittenband, deceduto nel 1993, il regista ammise le sue responsabilità, ma il giorno prima che venisse emessa la sentenza, a inizio ‘78, scappò precipitosamente in Europa.

    Negli ultimi tempi il cineasta aveva cercato trattare un accordo con la magistratura americana, offrendo un’ammissione di colpevolezza in cambio di una revisione della condanna. Ma lo scorso maggio un giudice di Los Angeles ha rifiutato l’appello presentato dagli avvocati del regista, in cui si parlava di scorrettezze compiute durante il processo. Il giudice Peter Espinoza aveva detto di non poter esaminare il caso visto che l’imputato si rifiutava di presentarsi in aula.

    E adesso, l’arresto in Svizzera. Che ha provocato una dura reazione del ministro della Cultura francese, Fredric Mitterrand: “Sono stupefatto – ha dichiarato – di apprendere la cattura di un cittadino francese, che è anche un regista di fama internazionale”. Mitterrand ha proseguito dicendo di aver sottoposto il caso al presidente della Repubblica, Nicolas Sarkozy, “che segue la vicenda con grande attenzione. E che si augura una soluzione rapida della vicenda”.

    Dure protesta anche dall’Associazione elvetica degli scrittori e dei registi, che ha parlato di uno “scandalo legale che pregiudicherà la reputazione della Svizzera nel mondo”.

    (27 settembre 2009)

    La url di questa pagina è http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/persone/roman-polanski/roman-polanski/roman-polanski.html

    SMACAFAM – Ricetta Trentina

    2009 agosto 22

    Smacafam
    sono mesi che i miei figli mi chiedono di preparare unpaio di ricette trentine, una sono “le fortaie” ed uno lo “smacafam”, che altro non vuol dire se non “abbatti la fame”.
    Veniva preparato molto alla fine del Carnevale, ma ora si serve anche come stuzzichino assieme ad un buon spritz.

    A seguire lo smacafam per ancòi e per doman…..questo è il detto (per oggi e per domani) essendo molto buono anche “riposato” o freddo.

    Si tratta di una specie di pizza, un piatto rustico. Smacar dal dialetto vuol dire “battere” ed il nome del piattoderiva proprio dal fatto che smacca via la fame… ovvero di schiacciare, colmare una grande fame!
    Va servito con verdura fresca preferibilmente con denti de cagn (tarassaco), esistono alcune varianti, alcuni lo fanno col brodo, ma io preferisco questa ricetta piu’ veloce.

    Avrete capito che lo Smacafam è una specie di pizza, piatto rustico che di solito viene preparato per la fine del carnevale. Smacar dal dialetto vuol dire “battere” il nome del piatto ha il significato di smaccare ovvero di schiacciare, colmare una grande fame!
    Io lo uso come piatto unico, servito con insalata e verdura fresca preferibilmente con denti de cagn (tarassaco), formaggi, salumi, prosciutto, speck, uova sode etc.

    Esistono alcune varianti, ma lo lo faccio nel seguente modo

    ingredienti:

    due uova
    farina bianca circa 300 gr
    1/2 lt circa di latte
    sale
    lucanica fresca (salsiccia)

    Prparazione:
    sbattere le uova con il sale
    aggiungere la farina e poi il latte sbattere molto bene cercando di evitare la formazione di grumi
    l’impasto deve avere una certa consistenza, più sodo rispetto alle crèpes per capirci,
    imburrare e infarinare una teglia, rovesciarvi il composto e aggiungere la lucanica a pezzetti, vanno bene anche pezzetti di speck. Va proprio coperto, o anche addirittura i pezzettini mescolati all’interno dell’impasto.

    infornare a 180° per circa 30′
    lasciare riposare almeno 15′ prima di servire

    buon appetito!

    Non c’è pace fra gli ulivi !

    2009 marzo 1

    Non c’è pace tra gli ulivi è un film del 1950 di Giuseppe De Santis.
    Insieme agli altri film di De Santis, appartiene alla corrente cinematografica neorealista che si sviluppò in Italia tra il 1943 e il 1952.

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    Ebbene sembra proprio che Bettino e Saturna Englaro debbano ripercorrere un copione da tragedia italiana…..
    A pochi giorni dal “passaggio a miglior vita”, come preferisco chiamarlo, della figlia Eluana ecco il papà Bettino che si vede coinvolto in una imputazione per “omicidio volontario” assieme ad altre 13 persone entrate in contatto con questa vicenda umana veramente straziante.
    Aveva chiesto silenzio Bettino Englaro, e forse si aspettava – invano – un po’ di rispetto per il suo dolore, ma sembra che la lunga strada da lui intrapresa per restare nella legalità gli continui a portare pene e dolore.

    Ci auguriamo che, si tratti veramente di un atto dovuto, come si sta dicendo.
    Che il sipario porti silenzio e pace a due persone che hanno lottato coraggiosamente, tanto a lungo e con tanto amore.