Eluana, ora sei veramente un angelo

Eluana, sei volata come un angelo, e ti ricorderemo bella come tuo padre ha sempre voluto mostrarti, orgogliosamente e dolorosamente. e noi per questo lo ammiriamo, gli vogliamo bene e gli siamo vicini …in silenzio, lasciandolo solo, come ha chiesto.

Non sapevo, pochi minuti dopo le 20,  quando ho scritto l’ultimo post su di te, che te ne stavi andando, in silenzio …il tuo …quello durato 17 lunghi anni.

Ed è il silenzio che chiede tuo padre Beppino… credo ne abbia pienamente diritto…

ed è proprio questo silenzio che chiederei ai nostri politici…non quello “dovuto” che hanno osservato in Parlamento, ma quello che dovrebbe farli riflettere su una Buona e Giusta Legge, che possa far sì che drammi come questi non si ripetano….perchè non si sono chiamati fior di medici a portare la loro testimonianza ed il loro parere…perchè persone comuni, seppur con il titolo di Onorevoli si arrogano il diritto di decidere sulla vita umana…

non lo ritengo giusto! giusto non è agire indiscrimatamente a sconda del momento e della moda…ma molto giusto sarebbe che si studiasse a fondo affiancati da serie documentazioni scientifiche.

E se il tstamentobiologico ha una sua ragion d’essere… che venga studiato nel miglior modo possibile…per noi esseri mortali, ma che non sia banalmente indirizzato a raccogliere voti…

PER FAVORE, NON SCHERZIAMO CON I SENTIMENTI ALTI, CON LA VITA E CON LA MORTE

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in DONNE, SOCIETA' e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Eluana, ora sei veramente un angelo

  1. giovanna ha detto:

    Segnalo il bellissimo articolo che oggi Dacia Maraini scrive sul Corriere: Principi astratti nemici della verità
    “Salvare Eluana!», gridavano i fondamentalisti della morale pubblica. Ma salvare da cosa? da chi? Evidentemente dalla morte e dal padre. La morte, a dire il vero, si era già preso quel corpo e ne aveva lasciato solo la sua ombra. Il padre, che amorevolmente l’ha curata per quasi vent’anni e ha assistito alla trasformazione di un essere giovane e sano in un tronco prosciugato senza volontà e senza autonomia, oggi piange dopo avere chiesto la fine dello strazio per amore di quella figlia. Il padre conosceva meglio di chiunque la pena di un organismo affidato completamente a mani altrui, incapace di deglutire, di orinare, di comprendere e di sentire. Quell’uomo che conosceva l’orgoglio e la gioia di vivere della ragazza, chiedeva la fine di una tortura umiliante. E cosa gli si è risposto? Che mentiva, che non sapeva, che voleva sopprimerla. Ma che cosa aveva da guadagnare da una richiesta civile e logica un padre che è già stato tanto provato?
    Eppure sarebbe bastato che mettesse in giro una sola fotografia della figlia come era ridotta dopo 17 anni di immobilità, di incoscienza, di nutrimento forzato, perché la gente capisse. Sono sicura che l’immagine avrebbe suscitato la comprensione di chi riteneva che si trattasse di una ragazza sana, sorridente e felice come appare nelle fotografie, che veniva condannata a morte per fame e per sete. Englaro non l’ha mostrata quella immagine, proprio per preservare la dignità della figlia. Preferiva che venisse ricordata come una ragazza giovane e attiva piuttosto che mettersi al sicuro dietro una sembianza «avvilente e devastata», come l’ha definita un dottore. Avrebbe potuto portarla all’estero, dove la «morte dolce» è considerata una soluzione amorevole per risolvere la questione. Ma non l’ha fatto. Avrebbe potuto portarsela a casa e vedersela con un medico pietoso. E non l’ha fatto. Possiamo davvero pensare che questo sia stato il comportamento di un uomo incosciente, barbaro, che voleva il male della sua creatura?
    Chi pratica gli ospedali sa che la morte dolce da noi è già una realtà. E nasce dalla consapevolezza che la tecnologia diventa sempre più invadente e presuntuosa, che la malattia e la morte hanno i loro tempi che non sempre coincidono con quelli delle macchine. Come dice Veronesi, oggi la tecnologia ospedaliera è capace di tenere in vita un corpo in coma quasi all’infinito. Se si fa una breve inchiesta si scopre che tanti si comportano così con genitori sfiniti da malattie e cure ossessive, tenuti in vita artificiosamente in un simulacro di penosa esistenza. La pratica quindi la accettiamo, purché sia tacita. Ma appena qualcuno pretende di agire alla luce del sole, secondo la legge della pietà e dell’amore, diamo in escandescenza.
    Chi davvero conosceva quel corpo martoriato, chi ha percorso tutta la spinosa strada del coma, dapprima colmo di speranza e poi mano mano sempre piu disilluso e scoraggiato, chi, dopo quasi vent’anni di tormenti e attese, chiedeva la fine del supplizio, credo avesse diritto alla nostra fiducia. O veramente abbiamo perso ogni capacità di giudicare un caso, un uomo, la sua onestà, i suoi affetti, le sue decisioni dolorose, per correre dietro ai principi astratti?”

    (10 febbraio 2009)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...