Legge contro la violenza di genere

La “legge integrale contro la violenza di genere”, adottata all’unanimità dai deputati spagnoli nel dicembre 2004, e entrata in vigore un mese più tardi, suscita l’invidia delle femministe di tutta Europa. La legge aumenta le pene per lesioni e maltrattamenti da due a cinque anni e garantisce una maggiore protezione e aiuti per le donne vittime di maltrattamenti.

Introduce, e questo è un fatto nuovo in Europa, il diritto al sussidio di disoccupazione nel caso in cui la donna debba licenziarsi in seguito alla situazione di violenza domestica; stabilisce il diritto ad una assistenza sociale integrata che comprende servizi di supporto, emergenza e recupero, compreso il servizio di avvocatura a spese dello Stato. Di rilevante c’è anche la punibilità della minaccia, da sei mesi ad un anno di carcere, insieme alla sospensione – minimo cinque anni – della patria potestà in casi gravi.
Un successo dovuto prima di tutto al movimento femminista spagnolo: “Da quattro o cinque anni, grazie a Internet, le associazioni femministe si sono costituite in rete per coordinare le loro strategie” spiega Montserrat Boix, della piattaforma Mujeres en Red (Donne in Rosso), di Madrid. Le basi della legge attuale sono state gettate da Maria Duran, una figura molto importante in questa battaglia, membro di una rete europea di giuriste. Forte è stata anche l’azione delle giornaliste che si sono servite della complicità dei media riuscendo a fare passare gli uxoricidi dai “fatti di cronaca” alla rubrica “società” ed infine in quella “politica”.

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Conferenza organizzata a Cordoba
Montserrat Boix spiega che quando però Zapatero, appena eletto, ha ricevuto la delegazione delle associazioni femministe e ha aperto la riunione dicendo: “Bene, siamo qui per discutere della futura legge contro la violenza verso le donne…” noi abbiamo rettificato in coro: ” No: contro la violenza di genere!” Gli abbiamo spiegato che l’uso di questo termine è essenziale, che è lo stesso usato dalle istituzioni internazionali…E lo abbiamo convinto». Il voto della legge, il sostegno alle vittime affermato in modo forte e chiaro dal nuovo governo (la cui vice presidente e portavoce, Maria Teresa Fernandez de la Vega, viene dal movimento femminista), possono far sperare in un cambiamento di mentalità in un paese dove, secondo un istituto di ricerca spagnolo, nel 2002 più di due milioni di donne hanno subìto violenza fisica e psicologica da parte dei propri partner, e stando alle fonti del potere giudiziario tra il 2002 e il 2003 131 donne sono state assassinate per mano di un familiare, principalmente il marito, con un aumento del 59% rispetto ai dodici mesi precedenti. Nel 97% dei casi le vittime di abusi non hanno sporto denuncia, soprattutto perché non protette.

I numeri che riguardano questo fenomeno sono in tutta Europa spaventosi. E crescono a mano a mano che cresce il coraggio delle donne.
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La violenza maschile è diversa rispetto al passato, è più feroce perché spesso è subdola. Nelle classi più alte si giunge ad un mobbing che si nutre di ricatti e minacce, spesso di togliere l’affidamento dei figli o di negare il pagamento degli alimenti.

Il fenomeno è crescente anche in Italia dove non esiste una legge che porti un nome specifico, ma ciò non significa che non ci siano strumenti legislativi. Tutto sta nell’interpretazione delle norme, che deve essere fantasiosa e adeguarsi al caso specifico. Spesso però il giudice istruttore è costretto a delegare tutto alla polizia giudiziaria. E i tempi della giustizia sono biblici.

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