…scrive una mamma che lavora

Riporto un post arrivato qualche mese fa, ma … purtroppo sempre attuale, di una mamma che lavora

“cara brunella
io, come tante, sono una mamma che lavora, e mi domando cosa si stia facendo per questa categoria..sicuramente tanti passi indietro…nessuna miglioria.
I nidi comunali/ statali non coprono gli orari lavorativi che ormai sono sempre piu’ flessibili, coprendo le 12 ore della giornata con turni o simili.Io ho pagato l’inverosimile per nidi privati,
mi conveniva piu’ stare a casa, ma per non perdere il lavoro si fa questo e altro, specie oggi, all’arrivo della seconda bimba ho dovuto chiedere un part-time
(che come tu ben saprai, significa, fine speranze di avanzamento nel mondo del lavoro).
Non parliamo di materne, elementari e medie in cui gli orari, non sono per nulla flessibili.Gli orari di lavoro e le vacanze stabilite dalle scuole prevedono un numero superiore a quello di qualsiasi contratto nazionale…
Insomma si parla tanto di aiuto alle famiglie, che l’italia ha il minor numero di nascite, ma la vogliamo smettere di parlare parlare a vuoto in questo paese…grazie”

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Una risposta a …scrive una mamma che lavora

  1. Brunella ha detto:

    Guarda, purtroppo il problema e’ veramente grave.
    Io, parecchi anni fa, ero una mamma che lavorarava… lo sono ancora, ma nel frattempo i ragazzi sono cresciuti e il problema non sussiste piu’!
    Quando erano piccoli ho speso anch’io parecchi soldini preziosi per l’asilo, il doposcuola, le baby sitter o la donna nel pomeriggio perche’ poi alle medie, il tempo pieno era …. svanito nel nulla (allora abitavo a Monza e lavoravo a Milano).
    Il mio lavoro comportava la mia uscita di casa alle 7,3o del mattino ed il rientro alle 8… 8,30, quando non dovevo rimanere anche per la cena con ospiti dall’estero e cose varie.
    E’ stato molto difficile, sia per me, sia per i miei figli, i quali non hanno avuto certo la mamma vicina in quel periodo e questo, purtroppo si e’ rivelato nel proseguimento della loro crescita.
    Come mamma separata non potevo fare molto e, ovviamente, il padre, assente dall’Italia… ne approfittava per crearsi l’immagine di quello che porta i regali… arriva con l’aereo… si puo’ permettere tante cose…
    ma lasciamo perdere perche’ sto cadendo nel vittimismo!

    Vedremo se noi donne riusciremo ad unirci un po’ di piu’, a creare una forza che il nostro Paese (lo scrivo ancora con la P maiuscola… ma mi sa che se non cambia cambiero’ io il modo di scriverlo!) dovra’ cominciare a riconoscere ed apprezzare.

    Coraggio… scappiamo!

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