LEGGE ELETTORALE E ”SENTIMENTO DEGLI ELETTORI”

Il fatto che sempre più spesso e sempre più, nei vari schieramenti politici, si senta dire che ci si debba turare il naso prima di esprimere il proprio voto, ci da una misura di quanta fiducia godano i nostri partiti, di quanto siano capaci di interpretare la realtà quotidiana, di quale seguito i loro rappresentanti siano in grado di convogliare.

Sembrerebbero discorsi di antipolitica, di qualunquismo se non facessimo riferimento a dati oggettivi raccolti dai sondaggisti di professione.

In Italia, meno del trenta per cento degli intervistati si sente ben rappresentato dalle istituzioni politiche; cioè settanta elettori su cento‘si turano il naso’ quando vanno a votare.

Non hanno migliore considerazione, conseguentemente, gli uomini che guidano e rappresentano i vari partiti. Tra coloro che dichiarano di votare un partito, mediamente sessanta su cento afferma di criticare anche i loro stessi leader.

Tab.1 – Quanto è d’accordo o non d’accordo con la seguente affermazione?
“Spesso disprezzo anche i leader politici del mio partito”
(tra chi intende votare un partito)

 

Quello che piu’ mi colpisce, per personale coinvolgimento, è la posizione di Italia dei Valori, che, nonostante goda di quote percentualmente in crescita a livello nazionale, con un leader di sicuro successo, mostra un quadro veramente sconfortante.
Non basta rientrare nei dati dell’ultima colonna della tabella 1, laddove si dice che circa  settanta elettori di sinistra su cento, ‘disprezza spesso anche i propri leader’, ma viene evidenziato (nella Tab. 2) che soltanto undici elettori IDV su cento si sentono rappresentati dal partito che votano, hanno votato o voteranno (almeno…ci si augura che continuino a farlo!)

Tab.2  – Percentuale di coloro che ritengono di essere “molto rappresentati”  dal partito che intendono votare

Undici elettori su cento! I rimanenti ottantanove elettori di Italia dei Valori non si sentono rappresentati dal partito che, pure, pensano di votare.

Perché?

Vantiamo un leader trascinatore, carismatico, come SEL o di Lega Nord, ciononostante questi partiti mostrano percentuali più alte.

Non abbiamo correnti o raggruppamenti in lotta per la leadership come il PD, eppure l’IDV  esibisce dati inferiori, di poco, ma inferiori.

A che cosa dobbiamo, dunque, i successi di questo partito (IDV) abbinati ad una percepita scarsa rappresentatività dei desiderata dei suoi elettori?

Che probabilità ci sono di cadere nella trappola del ‘voto utile’ di fronte all’urna elettorale il giorno delle elezioni?

Si è parlato del “new deal” di IDV, del passaggio da una lunga fase di forte protesta al governo in carica ad uno stadio propositivo, costruttivo di una alternativa valida di governo, che tenga conto della difficile crisi economica mondiale, italiana in particolare.

Intuizione quanto mai feconda di prospettive, non ideologizzate, bensì pragmatiche, riguardanti il mercato del lavoro (tra i piu’ ingessati del mondo), lo sviluppo delle reti infrastutturali, i costi dell’energia, la competitivita’ e lo sviluppo delle imprese, lo snellimento della burocrazia.
Nel mio recente intervento a Vasto, in occasione dell’annuale “Incontro programmatico di Italia dei Valori”, ho espresso qualche interrogativo su chi dovessero essere gli interpreti di questo ‘new deal’: se gli stessi uomini che ancora oggi, in armi, vestono i panni dei combattenti del berlusconismo, oppure sia il momento di capovolgere la scena per presentare nuovi volti di donne e uomini ‘in doppio petto gessato’ più inclini all’ascolto, al dialogo, alla proposta.

Può essere questa una modalità per conservare i consensi e catalizzare i voti degli indecisi?

Non mancano, in Italia dei Valori, personaggi idonei a questi ruoli, annovera anche, tra le sue file,  donne impegnate ed oltremodo preparate. E, come è noto, nulla è miglior indice di cambiamento quanto la presenza di una donna in posti di governo.

Inoltre credo che nessuna compagine politica, per la posizione che oggi ricopre nell’arco degli schieramenti, possa, meglio di IDV, essere artefice di questo capovolgimento: trasformare il consenso che ha saputo captare, denunciando presso l’opinione pubblica, le nefandezze di una classe politica incapace, opportunista e rapinatrice, nella fedeltà ai valori propugnati dimostrando che è possibile un nuovo modo –  o molto antico, se vogliamo –  di esercitare il governo della ‘cosa pubblica’ non solo in nome, ma per conto dei cittadini.

 

Nota: Le tabelle sono prese dal sito http://www.analisipolitica.it

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